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venerdì 30 settembre 2016

Stagione 2 Episodio 29



Valentine e Francis si misero subito a lavoro per cercare informazioni sul quartier generale dei Crociati di New Orleans
All'inizio non trovarono un gran che, passarono la giornata su internet chattando con i loro contatti ma non servì a nulla. Neanche il secondo giorno fu così prospero.
A un mese di ricerche eravamo arrivati alla conclusione che avessero una base mobile, viste le varie incursioni tattiche per tutto lo stato, intuizione di Thessa.
L'ultima settimana di dicembre la passammo a festeggiare il natale e il capodanno e a prenderci una pausa, anche se non eravamo per niente in vena di festeggiamenti.
Alla seconda settimana gennaio arrivò l'informazione che ci serviva.
Quel giorno Francis tornò a casa di corsa, aveva il fiato corto - Forse... forse ho qualcosa! - bofonchiò.
Valentine e Jolene corsero verso di lui - D'accordo sentiamo! - fece Valentine euforica.
Lui riprese fiato - Ho trovato un tizio che si è salvato da un attacco dei Crociati, era scappato come un codardo. Comunque dopo l'attacco tornò indietro sentendosi in colpa e ha sentito due soldati dei Crociati, probabilmente adepti, parlare di una nave militare classe incrociatore. - spiegò.
Valentine andò al computer - Okay, sappiamo che la nave deve aver fatto tappa in tutti i porti possibili dello stato nell'ultimo anno e che non può essere originaria della Louisiana... - fece qualche click col mouse e batté alcune volte sulla tastiera - E abbiamo una vincitrice! Si tratta della USS Samaritan, classe torpediniere, non incrociatore, capitanata da un tale di nome Nathan James. - esultò lei.
- Abbiamo un nome, ma abbiamo anche un posto? - chiesi con svogliatezza, il piano non mi era mai piaciuto del tutto fin dall'inizio.
- Che acida, hai le mestruazioni? - mi rimbeccò lei.
Mi coprii l'addome con la coperta - Sì, e allora? - replicai. Era vero, avevo le mestruazioni, mi faceva male la pancia e il mio umore era peggiore del solito.
- Niente! Ma Evie ha ragione, non c'è nulla su questa nave sui registri della marina. - confermò Valentine. Eravamo punto e a capo.
Nelle due settimane successive piano piano quasi tutti smisero di fare ricerche o di sentire i pochi contatti rimasti in città.
Io rimanevo sempre in camera o ad ascoltare musica in balcone sdraiato al sole. Thessa aiutava Jolene nella faccende di casa imparando a sfruttare al meglio il suo potere di dominare il tempo. Francis aveva ricominciato a frequentare il campo da basket.
Valentine invece non si era arresa e un giorno di fine gennaio la sentii esultare - Finalmente! -
Thessa la guardò incuriosita - L'hai trovata? -
Valentine si alzò e le andò davanti, le prese la testa e la baciò in fronte - Sì, piccoletta. L'ho trovata. - rispose con un enorme sorriso. Noi tutti ci girammo per guardarla, aveva attirato la nostra attenzione.
- Ho dovuto scavare e aggirare non so quanti sistemi di sicurezza ma alla fine ce l'ho fatta. - continuò lei gesticolando con le mani.
Jolene si avvicinò - Quindi, dov'è questa fantomatica nave dei Crociati? -
- È ormeggiata al porto vicino a Bellechase da più di due mesi per riparazioni, a quanto pare una congrega è riuscita a contrattaccare. Peccato siano stati massacrati prima di finire il lavoro. - continuò a spiegare.
Sbuffai scocciato - Che palle, ancora quel posto! - diedi una rapida occhiata a Francis.
- Perché, cos'ha che non va? - chiese lei.
Guardai Francis finché non si accorse di me, lui mi fece sì con la testa, segno che potevo raccontarle l'accaduto - Il cugino di Francis, Thomas, fu assassinato in un agguato da parte di un Crociato sulla strada per Bellechase. -
Il sorriso di Valentine si spense in viso - Mi... mi dispiace! - balbettò.
- È stata tua madre a fare un accordo con quel Crociato, il grimorio di Chang Fung distrutto per la testa mia e di mio cugino. - spiegò in soldoni il ragazzo.
Un silenzio tombale si impossessò della stanza. Guardai Valentine, aveva l'aspetto di una persona che si sentiva in colpa. Dentro di me esultai nel vedere quell'espressione dolorante. Non sopportavo quella ragazza. Nonostante i mesi passati fianco a fianco non riuscivo ancora a perdonarla e, da quello che ero riuscito a capire dall'atteggiamento di Jolene e Francis, anche loro faticavano ad accettarla del tutto.
Valentine spezzò l'imbarazzante silenzio schiarendosi la voce - La... la USS Samaritan è approdata al molo tre. Basterà andare lì e organizzare un incontro pacifico con il Capitano James. - nessuno disse una parola, ci fu di nuovo un silenzio imbarazzante.
- Ci vado io. Chiederò un incontro tra noi e il capitano. - sbottò Francis - Vado dopo la scuola! - poi prese lo zaino e senza guadare nessuno si girò per uscire di casa.
- Okay... - sussurrò Valentine - Aspet... - provò a dire con il braccio teso verso il ragazzo, ma lui era già uscito.
Stranamente quella scena non mi lasciò nulla di gioioso, anzi mi sentii in colpa per aver voluto la sofferenza di Valentine, anche se era il dolore di un istante. Era innegabile che un giorno Valentine avrebbe dovuto affrontare i torti causati da sua madre e non solo i suoi. Quello che notai invece era il suo aspetto generale, aveva i capelli spettinati e poco lavati, aveva le occhiaie e il suo viso era pallido e stanco. Si era impegnata tantissimo per trovare quella nave fino a ridursi ad uno straccio.
Ma grazie a lei e alla sua tenacia avevamo trovato la base dei Crociati. Questa era la parte facile del piano, la parte difficile e rischiosa era quella di riuscire a parlare con il loro capo e non finire tutti ammazzati.


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giovedì 29 settembre 2016

Stagione 2 Episodio 28



Riaprii gli occhi, i raggi del sole mi battevano in faccia scaldandomi il viso. A fatica mi alzai e come ogni mattina provai a toccare Tiffany, ma non ci riuscii. Per un secondo scordai che il suo posto era ormai vuoto, non ero ancora abituato alla sua assenza.
Svogliato mi trascinai verso l'armadio e presi la prima maglietta lunga grigia e una gonna corta e mi vestii. Mi legai i capelli in una coda di cavallo e feci per uscire.
Davanti alla porta sospirai “Forza. Un passo alla volta. Un passo alla volta.” girai la maniglia e uscii.
Scendendo le scale sentii le voci di Jolene, Francis e Valentine che conversavano animatamente. Preso dalla paura cominciai ad aumentare il passo ma appena arrivato in sala notai che non serviva alcun aiuto, Jolene e Francis stavano solo raccontando gli ultimi aggiornamenti a Valentine.
Valentine si girò verso di me - Oh, guarda chi si è svegliata? - mi sorrise.
Non le diedi peso e continuai ad avanzare.
Valentine si girò vero gli altri - Incredibile! - esclamò, poi si voltò verso Thessa intenta, come sempre, a leggere un libro - E tu che mi racconti, signorina? -
Thessa alzò gli occhi dal suo libro - Cinquanta sfumature di grigio fa schifo. -
- Concordo! - affermò al quanto perplessa.
Mi avvicinai al divano - Che succede qui? - chiesi contrariato.
Jolene mi guardò euforica - Mamma, stavo raccontando a Valentine quello... -
- Non mi interessa! - la interruppi - Perché le stai parlando come se fosse una tua amica? - continuai con tono severo.
Jolene sembrava confusa - In che senso? Valentine ti ha salvato la vita e volevo essere ospitale. -
- Salvarmi la vita...? - risi nervoso - È colpa sua se io e Tiffany siamo entrate nel mondo delle streghe. - rimbeccai.
Jolene cercò lo sguardo degli altri - Ma io non... -
- Non hai ancora capito, vero? È colpa sua se Tiffany è... - stavolta, al cospetto di tutti, non riuscii a dire quell'ultima parola. Mi misi la mano sulla bocca e provai a cancellare quel senso di disagio dal mio viso.
Francis si alzò e mi venne incontro - Senti, ora come ora siamo a corto di alleati e lei è una matriarca come te. Ha giurato di non tradirci mai più. Un giuramento solenne, a vita. - spiegò.
- E quindi? - sbottai.
Francis mi strinse le spalle - Quindi lei fa parte della nostra congrega ora. -
Lo fissai negli occhi sperando stesse scherzando, ma lui era serissimo. Non potevo credere che Jolene e Francis fossero a favore del rientro di Valentine dopo quello che aveva fatto.
Mi scostai e alzai le mani - Va bene, fate come vi pare! - voltai lo sguardo verso Valentine - Stammi lontana. E se per sbaglio ti ritrovo a dormire al posto di Tiffany rimpiangerai di aver dato via la tua stupidissima immortalità. -
Valentine sbuffò - Come se con te l'immortalità servisse a qualcosa... comunque, meno male che possiedo la telecinesi allora, così non mi servirà starti accanto per proteggerti. -
Alzai gli occhi al cielo “Ancora quel suo atteggiamento da stronza!” non ero in vena di certi giochetti in quel momento. Soprattutto non riuscivo a credere che stesse succedendo davvero.
Valentine sospirò - Bene, abbiamo risolto il più grosso dei problemi. Ora veniamo alle cose più gestibili. -
- Tipo cosa? - feci strafottente.
Lei mi guardò ma non sembrava offesa - Tipo il tizio che ha cercato di farti fuori! - sorrise.
Incrociai le braccia - Si chiama Michael. Mi ritiene responsabile per la morte del suo amico Jaden. - le ricordai.
- Chi? - era stupita nell'apprendere che sapevo chi fosse.
- Cos'è, hai problemi a ricordare le persone a cui provochi la morte di un amico? - le chiesi spazientito.
Lei rimase a fissarmi per qualche secondo - È vero, ora ricordo. È successo quando abbiamo salvato Tiffany. -
Se ne era davvero dimenticata. La cosa mi diede sui nervi, come poteva essersi dimenticata una cosa così importante come la morte di qualcuno? Per lei la vita umana non valeva nulla, era solo un mezzo.
Tale madre, tale figlia!” pensai cercando di calmarmi.
- Comunque è riuscito a trovarti un volta, chi ci dice che non possa farlo ancora? - continuò Valentine.
- Si è unito a una fazione dei Crociati. Ha i mezzi e la volontà per riprovarci! - la informai aspettando l'imminente risposta scontata.
Lei rimase a bocca aperta - Che cosa? - poi rifletté per qualche secondo - Questo cambia tutto. Non lo possiamo semplicemente minacciare, quel ragazzo diventerà sicuramente un problema. Bisogna eliminarlo. -
Esultai quando disse quelle parole - Ehi, noi non uccidiamo se non per autodifesa, chiaro? - la rimproverai.
Valentine alzò un sopracciglio - Mi prendete per il culo? -
Guardai Jolene e Francis fissarla in silenzio, Thessa stava osservando la scena da sopra il libro.
Jolene si schiarì la voce - Capisco il tuo stupore ma noi non uccidiamo a cuor leggero. Ti abbiamo accettata di nuovo nella nostra congrega, ma tu devi accettare e mettere in pratica le regole non scritte che abbiamo noi. - le spiegò con così tanta calma e gentilezza da non sembrare lei.
- Oh sì, e la vostra amica Kaileena? Mi risulta che stia seminando morti per tutta la città! - replicò Valentine.
Jolene e Francis rimasero in silenzio e si girarono a fissami. Capii che era l'ora delle spiegazioni.
Respirai profondamente - Dopo la morte di Mei, Kaileena ha cominciato a covare rabbia e risentimento verso coloro che hanno tradito il Gran Circolo. Ha intrapreso una strada molto pericolosa che io non condivido per niente. Infatti, non è qui con noi per non metterci in mezzo ai suoi guai. Mi ha assicurato, però, che se avessimo bisogno di lei sarebbe bastato chiamarla per avere il suo aiuto. - spiegai con non poco imbarazzo.
Le espressioni di Jolene e Francis all'inizio erano arrabbiate poi si addolcirono ed infine compresero la situazione.
Valentine sospirò - E va bene, niente omicidi non necessari! Allora proviamo con un approccio diplomatico, parleremo con i superiori di questo tizio e li informeremo che usa armi poco onorevoli per cacciare streghe. Questo dovrebbe bastare per toglierlo dal campo. Ci state? -
Con riluttanza accettammo tutti e quattro la sua idea senza dire una parola.
Era una proposta pericolosa. Significava entrare nella tana del leone affamato ma se fosse andata bene avremo anche potuto chiedere una tregua dagli scontri in città. Probabilità remota ma valeva la pena tentare.



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mercoledì 28 settembre 2016

Stagione 2 Episodio 27




Mi girai su me stesso per due o tre volte per capire dove fossi. Non ricordavo come ero arrivato lì, tutt'attorno a me c'erano case in stile settecentesca alte non più di tre piani. Una innaturale luce rossa proveniva dalla luna e illuminava tutta la zona. Mi guardai il petto, un piccolo e sodo seno mi diede la certezza di essere ancora nel corpo di Evaline. Sospirai sollevato, mi piaceva molto quel corpo.
All'orizzonte un fumo nero si alzò verso il cielo. Cominciai a correre in quella direzione, ero spaesato, non capivo dove mi trovavo e nemmeno come ci ero finito lì.
Dopo un po' che correvo giunsi in una piazza colma di pire infuocate e macerie sparse. In mezzo a quel inferno c'erano due figure, una enorme che sembrava formato da parti di cadavere e l'altra era una ragazza asiatica. L'uno fissava l'altra e sembravano in procinto di battersi.
Riconobbi subito la ragazza, provai a chiamarla ma lei non sentiva. Provai a gridare con tutta la voce che avevo ma la mia voce non veniva fuori.
Non potevo chiamarla, dirle che ero lì, mi accasciai a terra disperato.
Tifa, ti prego, girati. Fammi vedere il tuo bel viso un'ultima volta!” supplicai tra me e me.
Lei raddrizzò la schiena e girò la testa verso di me. Mi sorrise, un sorriso triste e rassegnato.
Feci no con la testa sperando riuscisse davvero a vedermi “Non arrenderti. Combatti e torna a casa!” cercai di dirle con tutto l'amore che provavo per lei.
La sua espressione cambiò, era risoluta e piena di spirito combattivo. L'abominio composto da cadaveri con uno scatto in avanti si scagliò su di lei. Io chiusi gli occhi per non vedere, volevo ricordare il suo bel sorriso combattivo.
Un tremore mi fece trasalire, riaprii gli occhi ed espirai alzandomi dal cuscino. Ero completamente sudato e mi faceva male la testa.
- Cazzo, che incubo! - sussurrai, diedi una controllata in giro e capii di essere in camera mia, a casa.
Dalla mia destra sentii provenire dei mugugni, girai la lo sguardo verso il lato del letto dove di solito Tiffany dormiva. Una ragazza completamente nuda era a pancia in giù con la testa girata verso dalla parte opposta alla mia.
Tiffany!” esultai di gioia.
Per un istante sperai davvero fosse lei, che in qualche modo fossi riuscito a tirarla fuori da qualunque posto in cui si trovasse. Poi però osservai meglio il corpo nudo illuminato dai raggi lunari e la silhouette era leggermente diversa da quella di Tiffany e stranamente famigliare.
- Valentine? - stavolta strillai.
Lei continuò a mugugnare e girò la testa verso di me - Che vuoi? - rantolò ancora assonnata.
Alzai la voce - Che cazzo ci fai tu qui? - e mi coprii con le lenzuola visto che avevo solo le mutandine addosso.
Per un attimo mi fissò, poi si mise un braccio sotto la testa - Non ricordi niente? Ci siamo incontrate e ti ho accompagnata a casa. Poi siamo venute in camera e abbiamo fatto l'amore come ai bei vecchi tempi. - mi sorrise con quel suo fare da gatta morta.
A sentire quelle parole andai nel panico “No! No, no, no! Non esiste!” distolsi lo sguardo, mi vergognavo di me stesso. Per accedere al legame empatico e scoprire se una strega mente oppure no bisognava rimanere un minimo concentrati, quello che io non ero in quel momento.
Valentine scoppiò a ridere - Dai, ti prendevo per il culo! - si alzò un pochino - Non che io abbia rinunciato a te. Ti amo ancora moltissimo ma rispetto i tuoi sentimenti per Tiffany. - continuò accarezzandomi con il dito il bicipite.
Istintivamente ritrassi il braccio - Rispetti i sentimenti? E come, schiacciando la gente sul pavimento con la telecinesi fino a farla soffocare? -
Lei abbassò il dito - Quella era solo scena, più o meno. Ero ancora in fase di transizione nel recuperare la memoria. Scusa. - fece infine con una smorfia.
Scusa dice lei. Stronza traditrice.” pensai con una risata sarcastica - Non mi hai ancora risposto. - le ribadii.
Lei si mise seduta - Sono qui per tre ragioni. Numero uno, ti amo e voglio starti accanto anche se dovesse costarmi la vita. Numero due, ti ho salvato il culo stasera da un coglione armato di pistola, in questo paese le pistole sembrano spuntare come funghi. Numero tre, io faccio parte di questa congrega con tutta l'anima. - elencò.
Strabuzzai gli occhi - Tu... tu cosa? -
- Sì, ti ho salvata all'ultimo secondo con una barriera psichica, poi sei svenuta. Ho fatto fuggire il tipo e ho preso il cellulare dalla tasca dei pantaloni e ho chiamato il primo nome che mi venne in mente, quello di Jolene, e ti ho potata qui. Mi sono offerta volontaria per spogliarti e fare la guardia finché non ti fossi ripresa. - spiegò euforica, l'ultima frase mi fece venire i brividi.
Mi ripresi dal ribrezzo delle mani di Valentine che mi spogliavano - Non... era quello che intendevo. Da quand'è che faresti parte della congrega? -
Lei mi mise le braccia al collo - Da quando mi hai salvata in quel vicolo. La me smemorata ha giurato su tutto ciò che aveva che ti sarebbe stata vicina. E intendo mantenere quella promessa a tutti i costi. -
Mi misi ancora a ridere - E tu credi davvero di potermi incantare con questa storiella? -
Lei si avvicinò un pochino al mio viso - No. Te lo dimostrerò ogni giorno per il resto della mia vita ormai mortale. - i suoi occhi mi fecero capire che era seria in proposito.
Non ero per niente convinto ma quella situazione mi diede la possibilità di ricambiare il favore per avermi preso in giro pochi istanti prima.
Lasciai cadere il lenzuolo e mi avvicinai ancora di più al suo viso fino a sfiorare le sue labbra - Ti voglio subito... - sussurrai suadente.
Lei si morse le labbra - Anch'io ti voglio! - mi sussurrò.
Mi allontanai leggermente - ...fuori da camera mia e di Tiffany. - conclusi la frase fissandola negli occhi.
Lei rimase a bocca aperta, sbuffò allontanandosi e si alzò per uscire - Dove mi metto a dormire? -
- Sul divano! - risposi e mi sdraiai - Domani decideremo cosa fare di te! -
Lei aprì la porta e si girò - Rimarrò con voi, anche a costo di farmi ammazzare. - dichiarò, sembrava sul punto di piangere.
Mi girai di lato per non guardarla più - Come ti pare! - le risposi.
Per un attimo pensai stesse per replicare ma poi chiuse la porta.
Il cuore mi batteva forte, avevo visto Tiffany in sogno. Ero felice ma anche demoralizzato perché non era vero, era solo frutto dei miei pensieri. Avevo e continuavo a soffrire di un dolore indicibile per la sua perdita. Un istante, il suo viso terrorizzato mentre cadeva in un portale erano le sole cose che riuscivo a vedere quando chiudevo gli occhi. Da quella sera però potevo ricordare anche il suo sorriso e questo mi dava la forza di continuare aspettando il suo ritorno.
Il sogno pero era molto vivido e reale, e parecchio cupo. Con quel pensiero mi addormentai sperando di sognarla di nuovo.



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martedì 27 settembre 2016

Stagione 2 Episodio 26



Continuai a vagare senza meta per le vie della città fino a sera, finché non notai dei ragazzi correre in un vicolo con delle cuffie un mano. Li seguii fino ad arrivare a un magazzino abbandonato nell'area portuale. Controllai bene ma non c'era nessun buttafuori “Deve trattarsi di una discoteca clandestina.” ragionai.
“Allora perché non si sente a musica?” mi chiese Evaline incuriosita.
“Forse centrano le cuffie...” mi avvicinai ed entrai nel capannone. Ad attendermi c'era una ragazza con in mano un paio di cuffie uguali a quelle che avevano i ragazzi che avevo seguito.
- Ecco a lei. - mi porse le cuffie.
Io le presi - Grazie! - risposi perplesso.
Lei di rimando mi indicò una tenda in plastica bianca - Da quella parte, prego. Buona serata! - mi fece un piccolo inchino.
Scostai lentamente la tenda ritrovandomi in una discoteca piena di ragazzi con le cuffie in testa che ballavano e altri che chiacchieravano sui dei divanetti di fortuna. Alla destra della console c'era un baretto affollato da ragazzi che aspettavano la oro ordinazione.
“Hai capito adesso?” chiesi ad Evaline.
“Sì!” era euforica, non aveva idea che esistessero posti del genere nella sua città “Ci buttiamo in pista?” mi fece impaziente.
Sorrisi “D'accordo, ma sappi che non so ballare quindi non lamentarti!”
“Lo so, tranquillo. In caso ci sono io che ti darò una mano!” mi sorrise.
Accesi le cuffie e me le infilai sulla testa, la musica era assordante e per qualche istante non riuscii a seguire il ritmo. Poi ripensai a quello che Tiffany mi aveva detto e con gli occhi chiusi cominciai a ondeggiare immaginandola accanto a me. Poco a poco trovai il ritmo e mi lasciai andare.
Ogni movimento che facevo mi ricordava il giorno che io e Tiffany avevamo ballato per la prima volta, di quanto mi sentissi me stesso a fare movenze prettamente femminili.
Riaprii gli occhi notando alcuni ragazzi che mi fissavano intensamente, uno di loro si fece avanti e prendendomi delicatamente per i fianchi cominciò a ballare con me. Io mi girai e lo spinsi via in modo sgarbato. Solo una persona poteva poteva avvicinarsi al corpo di Evaline, e quella persona era sparita da questo mondo. Gli amici del ragazzo si misero a ridere, scrollai la testa mi spostai da un'altra parte e continuai a ballare.
Cercai di dare fondo a tutte le energie e a tutta la rabbia che provavo. Prima Mei che venne brutalmente assassinato da streghe dai poteri misteriosi, poi Kaileena che in preda alla furia andava in giro per la città ad ammazzare maniaci e seria killer a sangue freddo, e infine Tiffany che sparisce all'interno di un portale dimensionale. Una persona normale sarebbe diventata pazza, altro che rabbia.
Sul viso sentii qualcosa di bagnato. All'inizio pensavo fosse il sudore, dentro quel locale faceva caldo, ma poi mi accorsi che erano lacrime. Il cuore mi batté all'impazzata, volevo solo buttare fuori tutto. Urlai più forte che potevo.
Mi guardai attorno, nessuno si era accorto del mio sfogo, la musica era troppo alta per sentirmi. Mi asciugai le lacrime, spensi le cuffie e andai al bar. Con la mano cercai l'attenzione di uno dei tre baristi.
Arrivò un ragazzo sulla trentina, ben curato e dall'aspetto gradevole - Dimmi, cosa ti preparo? -
- Rum e cola! Molto rum e poca cola! - gli mostrai una banconota da venti dollari.
Lui mi sorrise - Arriva subito! - e cominciò a preparare da bere, poi mi guardò - Ti ha mollato lui o sei stata tu a mollare lui? -
Lo guardai confuso - Come scusa? -
- Perdonami, non voglio fare il ficcanaso ma ha l'aspetto di una persona che è stata lasciata. Sai, le guance rigate dalle lacrime e urli inquietanti tra rabbia e dolore... uno fa due più due. - continuò a sorridermi.
Lo fissai attentamente preparare il mio rum e cola, non potevo spifferare tutto al primo che incontravo - Lei è... morta! -
Lui si bloccò di colpo - Cazzo, mi dispiace! Com'è successo? Forse in uno dei scontri tra bande che si sono verificati in questi giorni? - era visibilmente sconvolto.
Feci si con la testa, era meglio non rivelare troppi dettagli.
- Cavolo, deve essere stato terribile! - e continuò a preparare.
Sbuffai - Tu non hai idea quanto! E la cosa peggiore è che mi fa costantemente male al petto da allora. -
Lui appoggiò il bicchiere sul bancone con dentro il mo rum e cola - Sai, esiste una patologia chiamata 'sindrome del cuore infranto'. Le persone che subiscono una grave perdita come la tua gli si gonfia il cuore per compensare la pressione sanguigna. -
Bevvi un sorso - E come si cura? - scherzai.
Lui sospirò - Calmandosi e con molto riposo. È l'unico modo, altrimenti il cuore si spezza e fai un infarto! -
Sorrisi, gli diedi i venti dollari e mi girai per tornare in pista - Tieni il resto, dottore! - lo salutai.
Buttai giù tutto d'un fiato la bevanda, non volevo pensare, non volevo ricordare “Forse morire di cuore infranto no sarebbe male come epilogo!" pensai mentre l'alcol cominciava a fare effetto.
“Erik, scherzavi vero?” mi chiese Evaline preoccupata.
Non risposi, ero serio ma non volevo darle quel dispiacere.
“Capisco. Spero solo che tu non...” provò a dire ma la sua voce si fece sempre più distante, l'alcol stava facendo effetto con qualche imprevisto inatteso.
Ballai per ore fino allo stremo finché il ragazzo che c'aveva provato con me all'inizio della serata si fece avanti più aggressivo e ubriaco di prima. Con un bracco mi strinse a lui e provò a baciarmi in bocca ma lo evitai appena in tempo girando la testa.
Con l'altra mano mi prese le guance e mi girò la testa in modo che potesse guardarmi negli occhi - Hey! Hey! Occhi viola, guardami! Ora tu vieni con me e mi succhi il cazzo come se fosse la cosa più bella e deliziosa del mondo. -
Mi avvicinai al suo viso - Altrimenti? -
- Altrimenti ti massacro di botte e poi mi fai un pompino con questa arrapante bocca. - mi toccò le labbra con il pollice.
Gli sorrisi e con tutta la forza che mi era rimasta gli diedi una ginocchiata nelle gonadi, il suo volto si contorse e cadde a terra rannicchiato dal dolore.
“Meglio togliere il disturbo!” pensai mentre camminavo a passo spedito verso l'uscita.
Oltrepassai la tenda e riconsegnai le cuffie alla ragazza. Uscii in strada e presi il vicolo laterale dove ripresi fiato, la testa mi faceva malissimo. Non volevo e non avrei permesso che il corpo di Evaline subisse uno stupro da un ragazzetto ubriaco.
- Finalmente sei uscita, strega! - fece una voce maschile dietro di me.
Sospirai e lentamente mi girai. La persona che avevo davanti la riconobbi subito, capelli biondi e pizzetto - Michael? - sbottai confuso.
- Già, faccio parte dei Crociati adesso! Sorpresa! - cantilenò lui.
- E perché ti saresti unito a loro? - chiesi cercando di mantenere l'equilibrio.
Lui tirò fuori una pistola e tremante me la puntò contro - Per... per dare la caccia a te! -
Alzai gli occhi al cielo, un altro imprevisto in un mondo di tragedie - Okay! Okay! Fallo! - ero stanco di tutto questo odio.
Lui rimase interdetto sul da farsi e rimase immobile.
Feci un passo in avanti cercando di rimanere in piedi - Fallo! Avanti, ti sei arruolato in un gruppo militare composto da maniaci psicopatici solo per farmi fuori, no? Che aspetti? Ammazzami! - urlai e sbraitai più forte che potevo.
In quel momento non sapevo se fosse una richiesta o un modo per farlo desistere dal suo intento, sapevo solo che lui era ancora confuso.
Michael chiuse gli occhi e pensò a qualcosa, poi riaprì gli occhi e premette il grilletto tre o quattro volte, i lampi di luce dell'arma erano accecanti. La vista mi si appannò fino a non vedere più nulla e caddi a terra.



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lunedì 26 settembre 2016

Stagione 2 Episodio 25



Oscurità. Pacifica e silenziosa. Nessun problema e nessun dolore in quel posto.
Speravo di rimanere in quel oscuro luogo per sempre. Niente streghe, niente pazzoidi con le armi in mano, niente dolore.
Dolore. Il dolore di aver perso la donna che amavo alla follia e io non ero riuscito a fare niente per salvarla. Era successo tutto troppo in fretta.
Dolore. In quel posto oscuro e silenzioso non c'era o era ben nascosto da quella sensazione di pace.
Non ricordo quanto tempo per me fosse passato ma ricordo perfettamente la sensazione di vuoto, mi sembrava di galleggiare. Nemmeno i miei pensieri sembravano un problema, mi passavano attraverso come se io stesso fossi stato inconsistente. Tutti tranne uno.
Erik” non era un mio pensiero ma quello di una donna che sembrava lontana.
La sensazione era quella che e avessi risposto sarei uscito dal mondo oscuro in cui mi ero rintanato, ignorai la voce.
Erik, svegliati!” continuò quella voce, sembrava più vicina e aveva qualcosa di famigliare.
Provai a tapparmi le orecchie ma la voce continuò ad entrarmi in testa.
Non puoi stare lì. Il tuo compito non è finito. Abbiamo un sogno io e te e non posso lasciare che tu ti arrenda.” mi disse la voce femminile.
Scrollai la testa, volevo che uscisse e che mi lasciasse in pace.
Lo so, stai soffrendo. Anche il mio cuore è a pezzi e sta sanguinando. Se solo avessi la possibilità di tornare indietro... ma si può solo andare avanti. Affronta il tuo dolore, non ripudiarlo. Ti starò sempre accanto Erik, è una promessa.” la voce era dolce e calma, piena di calore.
Mentre la voce parlava il cuore cominciò a farmi male. Mi rannicchiai per il dolore e mi strinsi il petto.
Dopo un po' un luccichio si fece spazio nel buio, quella luce bianca mi faceva paura, non volevo tornare nel mondo, non volevo soffrire, non volevo vagare in quel mondo senza Tiffany. Non volevo e basta.
La luce mi investì accecandomi. Un'istante dopo riaprii gli occhi accorgendomi di essere in una stanza circondato da Francis e Jolene che dall'alto mi guardavano sollevati.
Richiusi gli occhi, volevo tornare indietro ma non ci riuscii. Sospirai, girai la testa e riaprii gli occhi, davanti a me seduta su una sedia c'era la causa di tutto quel dolore, Thessa, con lo sguardo rivolto verso il basso.
Una mano mi toccò la spalla - Mamma, stai bene? - mi fece Jolene.
Mi alzai, notai che ero a casa e nel mio letto, mi misi seduto e la guardai negli occhi - No! - le risposi.
Lei distolse lo sguardo . Sei rimasta incosciente per tre giorni, ero solo preoccupata per te! - e si alzò dal letto. Io non dissi nulla, non sapevo nemmeno cosa dire o fare.
Francis prese l'iniziativa - Scusa se te lo chiedo ma ti ricordi cos'è successo l'altro giorno? -
Abbassai la testa, non volevo vedere nessuno - Tiffany... è caduta nel portale e io sono andata fuori di testa. - fissai Thessa pronunciando le ultime parole.
Ci fu un momento di silenzio l'aria era diventata tesa - Ehm... no Evaline, non sei solo andata fuori di testa, tu sei entrata in stato di Trance completa. - fece Francis.
Sogghignai perfidamente - E chi se ne frega! -
Lui mi prese il mento e mi girò il volto in modo da guardarmi negli occhi, era molto serio - A me frega! Una Matriarca in Trance completa è una calamita naturale indomabile. Tu ci sei entrata per pochi istanti e hai scoperchiato l'intera palestra senza nemmeno muovere un dito. - era davvero preoccupato per me.
Jolene si avvicinò con un Ipad in mano e me lo mostrò, sullo schermo c'era l'articolo di un'esplosione avvenuta ad halloween alla scuola dei due ragazzi. In allegato sotto al titolo la foto della palestra rasa quasi completamente al suolo tranne che per pezzi di parete rimasti ancora in verticale.
- Ecco cosa succede quando una Matriarca entra in Trance completa. - lei invece era spaventata.
Fissai meglio la foto notando anche i soccorritori intenti a cercare eventuali corpi. L'articolo invece parlava di una potente esplosione creata da una perdita di gas, Amber venne descritta come un'eroina poiché aveva sventato una immane tragedia.
Che merda. Nessuno che parla delle vittime di quella psicopatica omicida.” ragionai leggendo l'articolo.
Alzai lo sguardo dallo schermo - E come ho fatto a fare questo? -
Francis e Jolene sembravano storditi da quella domanda poi una voce squillante prese l'iniziativa - La tua forza vitale ha creato fulmini di plasma che hanno distrutto l'edificio. -
Mi girai di scatto, era la voce di Thessa, un suono che in quel momento mi dava sui nervi. Lei fece un sussulto e rimase a fissarmi con gli occhi sgranati “Ai suoi occhi ora devo sembrare spaventoso, più di quel bastardo del suo custode.” esultai.
- Ora che Emris è sparito ti conviene parlare senza scappare o omettere niente, altrimenti giuro che ti porto personalmente da chi ti sta cercando. - non era un bluff, lo avrei fatto davvero.
Continuò a fissarmi per qualche secondo poi prese un profondo respiro - Quelle persone mi vogliono perché so dominare il tempo! -
Quelle nove parole mi fecero trasalire, aveva il potere di salvare Tiffany e non lo aveva usato - Quindi puoi cambiare il corso degli eventi a tuo piacimento? - lei rispose facendo sì con la testa. Mi alzai e la raggiunsi guardandola dall'alto - Perché non hai salvato Tifa, allora? - la strattonai per la maglietta e la alzai dalla sedia - Perché non hai fatto niente? - le urlai in faccia con le lacrime agli occhi.
- Perché... non sempre riesco ad attivare questa capacità, soprattutto sotto forte stress. Avrei voluto salvarla, ci ho provato, ma non ci sono riuscita. Mi dispiace tanto Evaline. - stava piangendo anche lei, ma non era per la paura che le incutevo ma per il senso di colpa.
La lasciai andare, mi girai attorno, mi mancava l'aria lì dentro. Avevo bisogno d'aria, mi girava la testa. Corsi fuori dalla stanza da letto senza dire nulla, andai in bagno, mi lavai il viso mi pettinai e mi vestii con un vestito casual rosa chiaro. Presi il cellulare e uscii di casa sotto gli occhi dei tre ragazzi. Non riuscivo più a rimanere in quel posto.



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sabato 24 settembre 2016

Stagione 2 Episodio 24



- Che cazzo...? - sbottai incredulo, quando Francis mi disse che si poteva fare tutto non avevo immaginato si potesse fare anche quel tipo di cose.
Jolene e Francis si avvicinarono a me e a Tiffany - Che cosa sta facendo? - chiese Jolene.
- Sembra un portale o una cosa del genere... non lo so. - un fulmine verde fuoriuscì dal cerchio luminoso e colpì una delle luci sul soffitto creando scintille incandescenti - So solo che dobbiamo fermarlo! -
Emris trascinò Thessa al bordo del cerchio - Voi deboli ragazzini non potete capire, Thessa è troppo importante. E io non ho altra scelta! - alzò il pugnale e pronunciò altre parole nella lingua antica. Alcune luci bianche apparvero dal portale e volarono verso i corpi dei ragazzi morti, una volta raggiunti entrarono attraverso la bocca dei cadaveri.
Un'istante dopo i corpi si alzarono di scatto e rimasero seduti a fissarci. La scena era così inquietante da farmi venire i brividi lungo la schiena. Tutti noi restammo in guardia aspettando un attacco di massa ma non successe nulla.
- Anche gli zombie veri adesso... - strillò Jolene. Francis la guardò male.
- Ma perché non ci attaccano? - chiese Tiffany
Guardai i corpi animati immobili a fissarci e Emris intento a finire il rito - Credo, perché è lui che li comanda! - risposi indicando l'uomo.
Tiffany sbuffò - Quindi per liberarci di loro basta mettere k.o. lui! -
- Si beh, più semplice da dire che da fa... - ma non mi lasciò finire che lei scattò in avanti e fece un salto abbastanza lungo da arrivare dall'altra parte del cerchio dietro a Emris e Thessa.
“Merda!” imprecai tra me e me.
“Sai che lo sta facendo sopo per provare qualcosa a se stessa? Quello è un gioco pericoloso Erik, non possiamo lasciarla sola.” mi fece Evaline nella mia testa, dal tono che aveva capii che era molto preoccupata.
“Sì, lo so!” le risposi con altrettanta preoccupazione.
Mi concentrai per raggiungerla ma dal nulla uno degli zombie mi afferrò e mi spinse con forza a terra, non mi ero accorto della sua presenza cogliendomi di sorpresa.
Rotolai a terra e mi rialzai sfruttando la forza cinetica della caduta stessa. Saltellai un paio di volte per alleviare la tensione dalle gambe e tornai in posizione di guardia. Osservai Francis che cercava invano di uccidere il suo avversario colpendolo in punti vitali. Jolene invece stava usando l'arco come un bastone da combattimento ma nonostante i colpi l'avversario non cadeva.
Lo zombie davanti a me, che riconobbi dal cranio quasi del tutto frantumato sulla zona della fronte, scattò per afferrarmi di nuovo ma io con una stoccata veloce e decisa lo trafissi all'addome. Subito dopo la luce bianca uscì dal corpo e tornò nel portale e il corpo ricadde a terra come un sacco di patate.
“Ho capito, è morto grazie all'abilità della Strega Legionaria!” ragionai vedendo il corpo di nuovo immobile.
Guardai verso Tiffany, era accerchiata da tre creature rianimate che non le davano tregua. Emris era girato di spalle a guardare il combattimento di Tiffany, il suo comportamento sembrava quello di una persona agitata. Thessa intanto era stretta nella morsa dell'uomo che la teneva per un polso, lei continuava a dimenarsi e a tirargli calci.
Mi concentrai di nuovo e mi teletrasportai accanto a Tiffany che nel frattempo stava tirando un calcio a quella che prima era Amber.
Appena mi vide con la coda dell'occhio sorrise - Sei in ritardo! - mi rimproverò.
- Scusa, avevo da fare! - le risposi e menai un fendente che decapitò Amber e quello che pochi minuti prima era il DJ. Due luci bianche uscirono dalle bocche delle due teste e tornarono all'interno del cerchio.
Tiffany diede un calcio rovesciato alla ragazza che Amber aveva ucciso dopo il DJ per allontanarla, io scattai in avanti e la trafissi al petto. Un'altra luce uscì dalla bocca della ragazza.
Estraendo la spada dal corpo mi girai di centoottanta gradi e vidi Emris in procinto di gettarsi nel portale assieme a Thessa. Tiffany era accorsa subito per raggiungere entrambi e fermare l'uomo che era ormai inclinato sopra il cerchio luminoso. All'ultimo istante lei riuscì ad afferrare Thessa e a scaraventarla indietro ma Emris agguantò Tiffany per il braccio facendole perdere l'equilibrio trascinandola con lui. Per un istante interminabile vidi lo sguardo terrorizzato di Tiffany mentre spariva all'interno della voragine assieme a Emris.
- Tiffany! - urlai con tutto il fiato che avevo in corpo.
Corsi immediatamente nella direzione del portale, ma si chiudeva troppo in fretta. Non arrivai in tempo si era chiuso lasciando solo dei segni rossi sul pavimento.
Mi inginocchiai a terra e cominciai a menare fendenti al pavimento - Tiffany! Tiffany! Tiffany! Tiffany! Tiffany! - sbraitai. Ma non successe nulla. Urlai più forte che potevo, ero furioso, una furia incontenibile che non credevo di possedere. Non riuscivo a pensare a nulla, in un attimo la donna che amavo era sparita sotto ai miei occhi e non ero riuscito a fare niente. Le mie guance si bagnarono, erano lacrime di pura rabbia.
Urlai ancora ricominciando a colpire il pavimento ancora più forte di prima, travi e schegge di parquet mi volarono intorno. Ero disperato, il cuore mi faceva male.
In lontananza sentii una voce femminile, istintivamente mi girai sperando fosse la mia Tiffany ma mi sbagliai. Era solo Jolene che mi urlava di stare attento agli zombie dei due ragazzi uccisi da Amber che stavano correndo nella mia direzione.
La rabbia era incontenibile. Non dissi nulla, urlai solamente e con due fendenti decapitai entrambi. Quell'atto mi sembrò così semplice da stupirmi.
La testa cominciò a girarmi, mi accasciai a terra e persi i sensi. L'ultima cosa che ricordo erano le facce di Francis, Jolene e Thessa che mi guardavano sbigottite.


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venerdì 23 settembre 2016

Stagione 2 Episodio 23



L'uomo portò Thessa davanti alla console del deejay e la mise davanti a se tenendola per le spalle in modo che non scappasse.
- Ottimo lavoro Amber. - la elogiò lui, la sua voce era distorta dalla maschera nera che aveva davanti al volto.
Lei gli fece un inchino - Grazie Maestro! -
- Ora sai cosa devi fare. Ammazzali. - le ordinò.
Avanzai di un passo - Prima ordini alla tua amichetta di non farci del male e poi ci vuoi morti? Sei più matto di quello che pensavo. - lo rimproverai. Volevo teletrasportarmi a portata di attacco e finirla subito con quella storia ma il fatto che ci fosse anche Thessa mi bloccava, se avessi fatto un passo falso per la ragazzina sarebbe finita male.
L'uomo mi ignorò e con un gesto della testa diede in segnale a Amber di iniziare. Lei si girò verso di noi, riuscivo a sentire il suo istinto omicida anche a diversi metri di distanza, i suoi occhi e il suo viso bramavano solo uccidere. A metà strada alzò la pistola verso me e Tiffany e premette il grilletto. Il lampo e il rumore mi fecero trasalire tanto da farmi tremare.
Pochi istanti dopo un corpo davanti a me cadde a terra, il foro del proiettile sul petto stava sanguinando. Gli altri due terrorizzati si allontanarono dal loro amico.
Amber si avvicinò al ragazzo e gli diede un calcio per controllare se fosse ancora vivo. Lui urlò dal dolore ma lei con assoluta freddezza gli sparò altre due volte, il sangue schizzò in alto per poi ricadere sulla vittima della ragazza e sul pavimento. Spostò l'attenzione verso gli altri due ragazzi.
Ringraziai per non aver visto nessuno di noi colpito "A quanto pare quei tre idioti non servono più allo scopo!" mi dissi cercando di contenere la rabbia. Erano idioti ma anche dei ragazzi che non sapevano che stavano facendo.
Il ragazzo con gli occhi azzurri mise le mani avanti - Ti prego, Amber! Abbiamo fatto tutto quello che volevi. Ti supplico non uccidermi! - stava per mettersi a piangere.
Lei sorrise e premette di nuovo il grilletto. Un altro boato e un altro lampo di luce. Fu un centro perfetto in mezzo agli occhi. Il corpo esanime cadde a terra con un tonfo, lo spostamento d'aria creo un piccolo spiraglio attraverso la nebbia del pavimento rivelando alcuni segni e simboli di colore rosso.
L'ultimo, quello con gli occhi rossi, provò a strisciare verso l'uscita sperando di non essere notato ma Amber lo vide e partì all'inseguimento.
Con uno scatto in avanti raggiunsi Amber e le puntai la lama alla gola - Lascialo stare! - intimai.
Lei mi puntò la canna della pistola alla pancia - Chi sarà più veloce? Tu con il tuo polso o io con il mio dito? - sembrava sicura di se.
L'osservai più attentamente. Mi sbagliavo, nei suoi occhi non c'era nessuna esitazione - Proviamo e lo sapremo! -
- Adesso basta! - urlò l'uomo mascherato. Guardai lentamente in quella direzione con la coda dell'occhio, l'uomo aveva tirato fuori un pugnale e lo aveva portato alla gola di Thessa - Fatti da parte Evaline o le taglio la gola! -
Passai varie volte lo sguardo da Amber a l'uomo per cercare una soluzione che non finisse con la morte di qualcuno a me caro, ma non c'era. Anche se quell'uomo era "lui" non potevo sapere se faceva sul serio o no. Mi sforzai ma non trovai scappatoie. Con una fatica immane presi la mia decisione, abbassai la spada e lasciai passare la ragazza che sorrise beffarda.
Il ragazzo con gli occhi rossi aveva continuato imperterrito a strisciare verso la salvezza ma Amber lo raggiunse in un attimo.
Lui si voltò verso la ragazza che aveva la pistola in mano - Ti...ti prego Amber, non farlo! -
Lei non lo ascoltò, rimase soltanto in silenzio.
Lui cominciò ad ansimare e sudare - Avanti, sai cosa provo per te, cosa farei per te... io ti amo! - dal mio punto di vista non era per niente convincente.
Amber lo guardò poi sbuffò sarcastica - Amarmi. Amarmi? Tu dici di amarmi? Non sono come... aspetta, come mi hai definita con i tuoi amici? Ah si, una troietta svitata da una scopata e via. È ironico che ora sia tu la mia troietta, no? - e gli puntò la pistola al viso.
Lui tremante cercò di dire qualcosa ma Amber premette il grilletto per l'ennesima volta. Niente sparo. Mi sentii in colpa sapendo che avrei posto fine a tutto se solo avessi immaginato che la pistola si fosse inceppata.
Amber guardò la pistola, provò a tirare indietro il percussore e riprovò a premere il grilletto ma nulla. Rassegnata sospirò, girò l'arma in modo che si potesse usare il calcio come una clava e colpì il ragazzo al viso. Lui sbatté la testa sul legno del pavimento gemendo di dolore. Lei si mise a cavalcioni su di lui e continuò a colpirlo al volto. Una, due, tre volte. Lui urlò per il dolore straziante. Quattro, cinque, sei volte. Il ragazzo non emise più nessun urlo. Sette, otto, nove, dieci volte. Schizzi di sangue si sparsero tutto intorno e in faccia ad Amber.
Voltai lo sguardo, mi sentivo in colpa per lui, non riuscivo a guardare. Una rabbia bestiale mi pervase ma cercai stare calmo anche se era più difficile del solito. Quei tre ragazzi erano degli idioti ma non meritavano una fine del genere.
Tornai a guardare la scena. Amber era rimasta sopra la sua vittima ansimante con la testa rivolta verso l'alto, era come se si fosse levata un peso dalle spalle. Quando finalmente si rialzò e si girò capii che per il ragazzo non c'era più nulla da fare, Amber era coperta dalla testa ai piedi da sangue e da pezzi di materia cerebrale.
L'uomo mascherato applaudì - Ottimo lavoro Amber! -
- Ti ringrazio maestro! - rispose lei levandosi il sangue dagli occhi.
Feci un passo in avanti, ero stanco di giocare - Quindi che hai intenzione di fare, Emris? -
L'uomo sussultò e rimase immobile. Amber aveva uno sguardo interrogatorio, forse non sapeva nemmeno lei il nome del suo maestro.
Dopo alcuni secondi l'uomo si levò la maschera - Hai scoperto la mia vera identità, sono stupito. -
- Non è stato difficile. Il tuo comportamento, il tuo continuo andare e venire, gli omicidi aumentati nella nostra zona di recente, ed infine non hai mai usato il tuo potere di strega in nostra presenza. La conferma di tutti i miei sospetti li ho avuti quando sei entrato da quella porta trascinando Thessa con la forza. - gli spiegai.
Lui sorrise - Analisi degna di una matriarca quale sei. -
- Fottiti. Adesso rispondi alla mia cazzo di domanda. - gli intimai furente.
Lui mi ignorò e fece un segno ad Amber che con piacere cominciò a pronunciare frasi in una lingua antica ormai morta da decine di millenni. Solitamente i riti venivano formulati con questa lingua morta per massimizzarne gli effetti.
Poi Emris tornò su di me - Il Gran Circolo è stato letteralmente smembrato, le congreghe si scontrano apertamente tra loro e contro i Crociati e i colpevoli di questo conflitto hanno capacità superiori a tutte le streghe di New Orleans. In pratica la fuori c'è la guerra. Io e Thessa non possiamo scappare e non possiamo restare. Che cosa dovremo fare secondo te? - mi urlò, la sua faccia era rossa dalla rabbia.
- Combattere! - rispose Francis risoluto.
Emris rise beffardo - Combattere? E con chi, un branco di ragazzini del liceo e una matriarca che non sa nemmeno battersi? No, grazie. Preferisco rischiare a modo mio. -
Provai a replicare ma dei segni rossi baluginarono da sotto la nebbia, sembrava un sigillo ma aveva simboli diversi
Emris sorrise e si mosse per raggiungere Amber trascinando a forza Thessa che si dimenava e urlava per liberarsi.
Amber invece aveva lo sguardo confuso - Perché non funziona, Maestro? -
Emris si portò dietro di lei - Perché serve il sacrificio di un'omicida spietato! -
Il viso di Amber cambiò in uno sguardo stupito verso il suo maestro. Fece un sussulto, subito dopo un rivolo di sangue fuoriuscì dalla sua bocca e infine cadde a terra morta. Il pugnale insanguinato nella mano dell'uomo.
Emris alzò la lama al cielo e pronunciò altre parole della stessa lingua che usò Amber. I segni sul pavimento si unirono in un'unica luce rossa, la nebbia finta veniva letteralmente rissuchiata al suo interno.





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