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mercoledì 26 ottobre 2016

Stagione 2 Episodio 33



Usai la porta d'acciaio per ripararmi dai detriti. Aspettai qualche secondo poi feci capolino e valutai la situazione: Frank era a terra con una lamiera conficcata nella gamba, fiamme di colore verde erano divampate dove prima c'era la cassa, il fumo nero si innalzava coprendo parzialmente il cielo.
Dopo qualche istante, le due streghe passarono attraverso le fiamme, come se non riuscissero a sentire il calore o il dolore.
L'uomo bendato si voltò verso Frank che continuava a tenersi la gamba nel tentativo di fermare il sangue. - Come ho detto: la tecnologia è effimera! - Alzò l'arma sulla sua testa.
Lo ucciderà!” pensai concentrandomi. Riuscii a teletrasportarmi accanto a Frank, presi di sorpresa Arthur e il compagno che avevano il viso sbigottito. Afferrai il polso di Frank e ci teletrasportammo poco prima di essere colpiti dall'uomo bendato.
Rispuntammo dietro al cannone, Frank aveva il fiato corto ed io ero esausto. A quanto pareva teletrasportare altre persone richiedeva molta più energia che farlo da soli.
- Ma che stai combinando, strega? - mi rimproverò.
- Ti salvo il culo, soldato. - gli risposi col fiatone.
Frank mi diede una pacca forte sulla spalla. - Li avevo in pugno! - si lamentò.
Lo guardai male. - Davvero, pensavi sul serio di farli fuori con un fucile d'assalto, dove streghe del Gran Circolo hanno fallito miseramente? -
- Tentar non nuoce. Ora sappiamo che è inutile. - rimbeccò.
Sbuffai. - Dillo alla tua coscia, idiota! - replicai. Lui rimase zitto.
Mi alzai per vedere oltre la piattaforma del cannone. I due uomini si stavano guardando a torno basiti. Non conoscevano la mia abilità, era un'informazione da sfruttare.
Arthur rise con la sua voce isterica e fastidiosa. - A quanto pare c'è qualcuno con un interessante e insolito talento. Non pensavo esistessero certe rarità. Che ne dici Marcus, ci divertiamo tutti insieme alla nostra festicciola di benvenuto? - Formò sugli avambracci le lame d'acciaio.
Marcus si girò di spalle - Non mi interessa battermi con i codardi, Arthur. -
- Sei noioso, e io odio la noia. - Sembrava quasi una minaccia verso il suo stesso compagno.
Marcus tornò a “guardare” Arthur. - Abbiamo un compito, svogliamolo in fretta e andiamocene. - decretò.
- Sì, va be'! - Si calmò Arthur.
Provai ad individuare tutte le altre streghe nel raggio di un chilometro. Mi concentrai e ne individuai sette: sei non avevano abbastanza forza vitale ed erano troppo lontani per essere i compagni di Marcus e Arthur. Una, invece, era abbastanza forte, da eguagliare se non superare quei due, situata tre banchine più a sud. Non trovai nessuna traccia della donna dai capelli corti che aveva parlato con Mei al cimitero.
Erik, abbiamo un problema!” Mi fece Evaline.
Cos...” In quel momento sentii tremare Frank, stava per avere un attacco di convulsioni. “Merda!” imprecai.
Se qualcuno non lo cura subito morirà dissanguato!” disse preoccupata.
Lo so. Lo so, cazzo!” Cercai di ragionare per trovare una soluzione, ma sotto la sua gamba si era creta un'ampia pozzanghera di sangue.
- I miei... uomini. Devo... salvare... i miei... uomini! - balbettò Frank in preda al delirio.
- Andiamo, resta con me, soldato. Non puoi morimi dopo tutta la fatica che fatto per salvarti. - ringhiai girandogli il viso in modo che potessimo guardarci. Non avevo sortito nessun effetto.
Estrarre la lamiera era fuori discussione e lasciarlo in quello stato era anche peggio. L'unica soluzione era quella di spostarlo fino all'hangar dove il dottore lo avrebbe operato. Muoverlo era molto rischioso, ma con Arthur e Marcus a pochi metri dall'entrata sarebbe stato un suicidio per entrambi.
Passai lo sguardo dalle due streghe a Frank cercando una soluzione ma non riuscivo a ragionare.
Improvvisamente, una porta alle mie spalle si aprì. Mi girai vedendo uscire, camminando tranquillamente, prima Valentine, che si fermò a metà strada rivolta verso i due uomini, poi Julia seguita a ruota da Jolene e Francis.
Quando li vide, Arthur provò a colpirli con i suoi getti d'acqua bollente pressurizzati, gli stessi che ridussero a brandelli la gamba di Mei, ma la loro corsa finì su una barriera invisibile a pochi metri di distanza da Valentine.
- Stavolta no, ragazzino! - Gli fece l'occhiolino Valentine.
Arthur sbraitò qualcosa di incomprensibile, forse un insulto.
Notai che Valentine non si stava nemmeno impegnando per mantenere alzata la barriera psichica. “Jolene e Francis avevano ragione.” Odiavo ammetterlo ma il suo aiuto era fondamentale, almeno per non farci uccidere.
Julia si avvicinò correndo a Frank che continuava a delirare. - Cos'è successo? - Cercò di sollevare il pezzo di stoffa per controllare la ferita.
- Li ha affrontati con un fucile d'assalto. - le risposi guardandola negli occhi. Per un istante sembrava non credermi poi però chiuse gli occhi e sospirò, sapeva che stavo dicendo la verità.
- Che idiota! - sbottò Jolene.
Sorrisi. - È quello che gli ho detto anch'io, dopo averlo salvato. -
- Dobbiamo portarlo subito nell'hangar e chiudere l'emorragia, l'arteria è stata danneggiata. Se non facciamo in fretta... - ci avvertì Julia preoccupata.
Rimasi per un istante immobile a ragionare, non avrei permesso che quel burbero e avventato soldato fosse morto in una maniera così dolorosa. - Okay. Valentine, riesci a tenere alzata la barriera? - Lei annuì. - Bene. Jolene, Julia, voi due porterete Frank dritto dal dottore mentre io li tengo a bada. Francis, tu farai da scorta in caso uno di quei due pazzoidi volesse attaccarle mentre lo trasportano dentro. - ordinai.
- Ma mamma, io non voglio... - provò a dire Jolene, ma la fermai alzando la mano.
- Poi i ruoli cambiano: io e Francis facciamo fuori Arthur e Mercus, mentre tu e Valentine andate a far fuori il loro compare tre banchine più a sud di qui. - le spiegai.
Il sorriso di Jolene si illuminò, Julia e Fransis annuirono e Valentine sorrise poco convinta.
Julia prese per le gambe Frank, Jolene per le ascelle e lo alzarono. Feci cenno di andare e alzai lo sguardo. Avevo bisogno di un attimo di distrazione da parte di Arthur e Marcus per agire.
Quando le due ragazze uscirono allo scoperto Marcus alzò di nuovo la sua doppia spada e scagliò contro di loro uno dei suoi fasci verdi. L'impatto era così assordante che chiusi istintivamente gli occhi. Riaprii gli le palpebre, la barriera di Valentine aveva retto, anche se lei era stata costretta sul ginocchio per lo sforzo di mantenerla alzata.



  
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mercoledì 19 ottobre 2016

Stagione 2 Episodio 32


Mi aggrappai ad una console di comando per non cadere. Frank estrasse la pistola dalla fondina e me la puntò contro - Ferma subito l'attacco, strega! - urlò mentre l'allarme suonava.
Alzai lentamente una mano - Senti, noi non centriamo, ok? - provai a tranquillizzarlo.
- Non ti credo! - disse tra i denti indeciso se spararmi o no.
- Pensaci un attimo, perché organizzare quest'incontro per poi attaccare sapendo che probabilmente saremo stati in trappola? Non avrebbe senso, no? Sarebbe una cosa da stupidi, giusto? - e mi avvicinai di qualche passo in modo che vedesse solo me e non i miei amici.
Una spia suonò, Julia esaminò la console - Signore, il danno allo scafo è notevole, due paratie inferiori sono state sigillate per evitare ulteriori allagamenti. Nessuno è rimasto intrappolato. -
Guardai Nathan - Possiamo aiutarvi, chiunque siano li respingeremo! -
- Voi? Io non combatterò mai assieme a delle streghe! - sbraitò Frank.
Nathan si frappose tra me e il vicecapitano - Adesso basta, Frank! Abbassa l'arma, soldato. Questo è un ordine. Siamo in emergenza e sotto attacco nemico, ogni aiuto sarà ben accetto. -
- Avrai dei problemi se lasci che ci aiutino. - sbottò Frank preoccupato.
Nathan sospirò grave - Ne avrò di più se lascio morire i miei uomini per una stupida rivalità religiosa, vecchio amico mio. - fissò negli occhi Frank.
Frank, per un istante sembrò non voler obbedire, poi rimise la pistola nella fondina - Forse la ragazzina dagli occhi viola ha ragione. Sarebbe da stupidi attaccare durante un miteeng con il nemico. -
Abbassai le spalle con un sospiro di sollievo - Mi sorge un dubbio, come facevano a sapere dov'è questa nave? Noi ci abbiamo messo mesi per trovarla, eppure hanno attaccato proprio oggi. - ragionai.
- Forse siete stai seguiti. - rispose Nathan.
- Non credo, abbiamo un Ashashin tra noi, per i depistaggi è il migliore. Forse uno dei vostri ha fatto la spia. - pensai a voce alta, mi accorsi dello sguardo fulminante di Frank - È solo un'ipotesi! - mi sbrigai ad aggiungere.
Frank sbuffò - I nostri non centrano. Sono tutti leali! -
- Ne sei sicuro? - chiese Valentine.
- Sicurissimo! - le rispose con guardo truce.
Jolene si intromise nella conversazione - Se non siamo stati noi e non sono stati loro, allora chi è stato? -
Quello che mi venne in mente era un pensiero fugace, chiusi gli occhi e mi girai. Thessa aveva il volto abbassato e non pronunciava una parola.
- Perché? - le chiesi.
- Sono... - cominciò a dire poi si bloccò e alzò la testa - Sono stanca di nascondermi, Evaline. Li ho attirati qui sperando che con l'aiuto dei Crociati avreste potuto combatterli o, ancora meglio, batterli. Mi dispiace. - spiegò.
Le presi le spalle e la strattonai - Non capisci che hai messo in pericolo molte vite con questo atteggiamento? La tua ostinazione nel rimanere zitta e fare di testa tua non porta mai niente di buono. -
- Mi dispiace! - ripeté abbassando la testa.
Un'altra esplosione fece vibrare la nave, meno potente della prima.
- Alla fine siete stati voi. - sbottò Frank con uno sguardo accusatorio.
Mi girai verso il vicecapitano - Lei non fa parte della mia congrega, la stiamo solo proteggendo dalle streghe che vi stanno attaccando, le stesse del Massacro Della Città Dei Morti. - rivolsi lo sguardo a Nathan - Capitano, qual'è la strada più diretta per l'uscita di poppa? - gli chiesi.
- È difficile da spiegare, Frank ti accompagnerà. - rispose guardando l'amico.
- Ci accompagnerà! - lo corressi - Andremo tutti, tranne Julia e Thessa che rimarranno qui al sicuro. - proposi pensando che Nathan volesse stare fuori per aiutare il più possibile il suo equipaggio.
Nathan alzò la mano contrariato - Mi spiace ma non posso lasciare il ponte di comando durante un combattimento. Farò a cambio con il Guardiamarina! -
Alzai le spalle in segno di assenso. Non cambiava nulla chi ci accompagnava purché facessimo in fretta.
Frank aprì le porte e chiamò altri marinai ad aiutare il Capitano nel suo lavoro. Ci fece un gesto con la testa e ci accompagnò a passo svelto attraverso i vari cunicoli della nave affollati di soldati e marinai agitati per la battaglia all'esterno.
Arrivati all'hangar capimmo la gravità della situazione, i feriti erano a decine e molti sembravano gravi.
- Quella ragazzina è una calamità umana! - sbottò Francis.
Jolene imbracciò l'arco compound - Ormai la frittata l'ha fatta... di nuovo! - gli rispose.
Frank si guardò attorno - Quante vittime ci saranno? - si chiese sconcertato.
- Eravate centoquarantadue, quando siamo arrivati. Ora siete in centotrentasette. - risposi, non mi accorsi di essere stato sgarbato, ero concentrato a guardare i feriti attorno a noi.
- Cinque morti? - si mise una mano sulla faccia.
- Centotrentasei... scusa! - mi corressi.
In quel momento un paio di marinai portarono dentro al magazzino un loro compagno coperto di sangue e con i vestiti strappati. Il medico accorse per medicarlo e dopo alcuni secondi scrollò la testa ai due soldati, era morto.
Frank mi guardò male << Adesso mi sono stancato! >> ringhiò, poi andò verso una cassa piena di fucili automatici, ne prese uno, lo caricò di munizioni e si fiondò all'esterno.
Oh, cazzo! imprecai.
- Che viole fare quell'idiota? - chiese Francis.
- Vendicarsi! - risposi correndo verso l'uscita dell'hangar.
Varcata la soglia e guardando alla mia destra riconobbi subito Arthur accanto ad un uomo bendato, più muscoloso di lui con in mano una doppia spada con entrambe le lame grondanti di sangue. Entrambi in piedi allo scoperto.
Frank, invece, era acquattato dietro una cassa in metallo. Alzò la testa, puntò il fucile e sparò un intero caricatore.
I proiettili arrivarono a bersaglio, ma su Arthur, a pochi millimetri dalla sua pelle, deviarono il loro percorso verso l'alto. L'uomo bendato si lasciò colpire, durante l'impatto notai un'innaturale aura di colore verde, i proiettili rimbalzavano sulla sua pelle come fosse fatta d'acciaio.
- Queste armi sofisticate sono davvero deboli! - rise Arthur.
- La vera forza sta nell'anima, non nell'effimera tecnologia! - esordì l'uomo bendato con voce bassa e contemplatrice.
Frank rimase impietrito a bocca aperta, forse sperava di ferirne uno, ma aveva fallito.
L'uomo bendato alzò la sua arma e menò un fendente all'aria. Dalla lama scaturì un fascio d'energia verde che investì la cassa d'acciaio. Frank saltò di lato appena in tempo per evitare l'esplosione, ma non dall'onda d'urto che lo fece volare di lato.




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lunedì 10 ottobre 2016

Stagione 2 Episodio 31



- Mi dispiace molto! - mi fece un inchino il capitano - La seconda questione? -
Presi un profondo respiro - Una tregua nelle incursioni in città da parte di voi Crociati! -
Lui guardò la nave e rise nervoso - Questo è un po' più complicato di punire un adepto. - pensava davvero che stessi scherzando ma non era così.
Cercai di rimanere il più risoluto possibile - Perché? Ti basta solo ritirare gli uomini qui a Bellechase per un po'. Non mi sembra così complicato! -
- Ma noi abbiamo degli ordini e dobbiamo eseguirli. E poi per quanto tempo? - cercò di ironizzare. I suoi soldati fecero una debole risata.
Feci un altro respiro per scacciare la voglia di prenderlo a calci - Abbiamo una situazione particolarmente delicata in città e il vostro intervento ha solo peggiorato le cose. - non volevo rivelargli tutto per mantenere un minimo di controllo.
- Che tipo di situazione? - mi chiese smettendo di sorridere.
Guardai Valentine che mi fece sì con la testa - C'è un gruppo di streghe con strane capacità al limite del possibile in città. Sono molto potenti e pericolose, non voglio che altre persone muoiano per causa loro. - lo guardai negli occhi - Ti prego! - lo supplicai.
Nathan sospirò - So già di quelle streghe. Sulla loro potenza pensavo fossero esagerazioni di primini alla loro prima missione, e invece tu confermi tutto. Ma perché cerchi di salvare anche i miei uomini? Noi siamo tuoi nemici. -
Rimasi impietrito, non mi aspettavo quella domanda - Ecco... io e i miei compagni preferiamo salvare la vita alle persone piuttosto che toglierla. E questo vale per tutti incondizionatamente, quindi diamo a chiunque la possibilità di arrendersi. -
Lui a quelle parole si mise a ridere incredulo cercando lo sguardo dei suoi sottoposti che si unirono a lui di riflesso. La cosa non mi stupì affatto ma mi diede comunque fastidio. Nathan tornò a guardarmi, poco a poco la sua espressione cambiò e smise di ridere.
- Sei seria! - affermò stupito.
- Serissima! - confermai.
Nathan continuò a fissarmi avvicinandosi all'orecchio di uno dei soldati - Fa richiamare gli uomini, subito! - ordinò. Il marinaio lo guardò perplesso, poi fece il saluto e salì a bordo della nave.
Per un attimo non riuscii a credere di esserci riuscito così facilmente - Grazie! - gli feci un piccolo inchino.
- Non devi ringraziarmi. Hai ragione, il nostro intervento ha causato molte vittime in questi mesi senza dare risultati. E a quanto pare abbiamo lo stesso obbiettivo. Venite. - ci fece un gesto con la mano.
Valentine mi toccò la spalla - Evie, è una trappola. Non cascarci. - era terrorizzata.
La guardai negli occhi - Valentine, siamo due Matriarche ricordi? Ti serve sapere altro? -
Lei fece una smorfia come se avesse capito cosa intendessi. Guardai tutti gli altri che mi fecero un cenno con la testa, avevano accettato tutti.
Nathan ci fece da guida all'interno del cacciatorpediniere, in quei stretti corridoi ci si poteva perdere facilmente perché erano pressoché tutti uguali. Ogni marinaio che incrociavamo faceva il saluto al capitano e lo aggiornava su riparazioni e rifornimenti o sulla ronda giornaliera. Ma tutti, appena si accorgevano di noi, ci guardavano male, molto probabilmente non erano abituati ad avere delle streghe come ospiti a bordo. Dopo qualche svolta pendemmo delle scale e girammo a destra ritrovandoci sul ponte di comando.
Appena entrato Nathan una donna sulla ventina di colore lo annunciò con un sonoro - Capitano sul ponte! -
- Guardiamarina! - la salutò e lei tornò a lavorare sui monitor che aveva davanti.
Il ponte di comando era una camera con finestroni ampi e con visione a centottanta gradi, sparsi in modo strategico monitor di sonar, timoni e leve di cui ignoravo l'utilità. In tutto oltre a noi c'erano altre quattro persone che ci osservavano perplessi. Guardando fuori dai finestroni si potevano intravedere all'orizzonte i palazzi di New Orleans da quella altezza.
Nathan si girò verso di noi - Bene, ora siamo in un posto dove possiamo parlare apertamente. - fece un cenno ad un uomo robusto e che sembrava aver partecipato a molte battaglie.
L'uomo ricambiò il cenno e fece uscire un paio di soldati e chiuse le porte. Non nego di essere stato per un attimo in apprensione per quel gesto.
- Tranquilli è solo per avere un po' di privacy. Qui siamo tra gente fidata. - sospirò e continuò - Cominciammo dall'inizio. Qualche mese fa i nostri superiori ci hanno ordinato di localizzare e neutralizzare alcuni soggetti potenzialmente dannosi. - era seri in volto.
Francis sbuffò - Cioè trovare e ammazzare streghe pericolose! -
- Esattamente! - lo fissò Nathan - E tutto è iniziato dopo il Massacro della Città Dei Morti. -
- Capimmo che i responsabili erano delle streghe estremamente potenti e mandammo un rapporto ai nostri superiori. - specificò il guardiamarina.
- Sicuramente i capoccia se la sono fatta sotto e hanno lasciato a noi la patata bollente. - continuò l'uomo robusto.
La ragazza di colore si girò di scatto – Franck, sai benissimo che gli ordini dei superiori non si discutono! -
- Sì, sempre la solita storia... - rispose scontroso l'uomo.
Nathan si alzò dalla sedia di comando - Vicecomandante. Julia. Adesso basta! - ordinò a entrambi - Quello che cerchiamo di dirvi è che la tensione è sempre più alta anche tra i nostri ranghi per colpa di questa storia. - ci spiegò.
Annuii - Okay! -
- Una cosa non capisco. Con tutti questi uomini sotto il vostro comando non siete riusciti a trovare quattro persone? - chiese dubbiosa Valentine.
Sapevo che quella era una semplice provocazione perché più di chiunque altro era a conoscenza che se volevi scomparire New Orleans era perfetta.
Nathan cercò di rispondere ma Franck lo anticipò - Voi streghe pensate sia tutto facile perché avete capacità superiori ai normali esseri umani. Se fosse stato per me vi avrei sommersi sotto una pioggia di missili Tomahok e problema risolto. -
- E i civili innocenti? - ribatté Valentine.
- Come mi disse una volta una strega, effetti collaterali accettabili! - contraccambiò l'insolenza.
M girai prima che Valentine potesse dire qualcosa in più - Sbaglio o sento dell'astio verso di noi, cosa ti turba? - gli chiesi con sincerità.
Franck si avvicinò gonfiando i pettorali per sembrare più grosso - Mi turba il fatto che ci avete attaccati a testa bassa e che venti dei nostri siano morti. Mi turba che vi siate immolati con un attacco suicida al pari di terroristi pazzoidi. Mi turba la mancanza di rispetto per la vita vostra e quella altrui. Mi turba che non abbiate un'anima. - spiegò abbassando sempre di più il suo volto verso di me.
Agitai le mani per farlo tacere - Aspetta. Aspetta un momento. Stai parlando di qualche mese fa? -
- Sì. Quelle streghe hanno agito come se non fossero del tutto capaci di intendere o volere. - rispose Julia con un pizzico di timore.
- Combattevano nonostante gli mancassero arti o fossero stati crivellati di proiettili calibro cinquanta. Non avevo mai visto qualcosa del genere nella vita reale, solo nei film di zombie. L'unico modo per fermare quelle bestie fu quello di sparare loro in testa. - continuò Franck.
Nathan alzò le braccia - Ora sapete tutto! -
Guardai i miei compagni senza dire una parola, la situazione era peggiorata ulteriormente, era normale che ci fossero delle rappresaglie, ma quello che avevano descritto i Crociati era un vero e proprio atto di guerra. Gli equilibri del mondo delle streghe si era del tutto spezzato e regnava il caos più totale.
A quel pensiero mi sentii mancare, scrollai la testa ma peggiorai le cose. Mi misi una mano sulla fronte sperando mi passasse ma non funzionò. Nathan mi afferrò prima di cadere a terra.
Erik!” sentii urlare nella mia testa e subito il dolore cominciò ad affievolirsi.
Evaline, ma che cazzo...?” replicai senza far notare agli altri la mia conversazione interiore.
Scusami. Ho passato gli ultimi tre mesi a sbloccare la tua psiche dal dolore della perdita. Fortuna che toccando la Masamue hai riacquistato un po' di serenità interiore permettendomi di eliminare quella barriera psichica.” spiegò con il fiatone, era esausta.
Ecco perché non mi rispondevi da tre mesi, pensavo ti fossi stancata di me...” le risposi mentre Nathan mi rialzava in piedi.
Questo mai, ti starò sempre accanto! Ma i convenevoli a dopo. Ora devi avvertire tutti dell'attacco che sta per subire questa nave.” si sbrigò a dire.
Purtroppo non riuscii nemmeno a parlare che qualcosa impattò sullo scafo di poppa causando una fiammata e uno scossone così forte che dovemmo tenerci a qualcosa per non cadere a terra.




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lunedì 3 ottobre 2016

Stagione 2 Episodio 30


Come promesso, Francis il pomeriggio era andato a contattare il capitano della USS Samaritan per invitarlo ad incontro. Per tutto il pomeriggio restammo in attesa con molta preoccupazione, se fosse successo qualcosa a Francis avrebbe dovuto cavarsela da solo.
In serata tornò a casa sano e salvo con buone notizie, il capitano aveva accettato.
La data era stata fissata per il giorno dopo al molo tre di Bellechase e l'invito era esteso a tutti i membri della congrega. A quanto pareva il capitano voleva tenerci sotto controllo tutti e in un campo a lui favorevole, Francis comunque non poté rifiutarsi o lo avrebbero ucciso all'istante.
Anche se alcuni di noi non erano convinti del tutto su quel piano, il pomeriggio dell'indomani prendemmo l'auto di Tiffany e partimmo per il porto militare di Bellechase. La tensione era palpabile e nessuno parlava.
Mentre guidavo mi venne l'impulso di chiedere a Valentine quella cosa che mi girava per la testa da un paio di mesi a quella parte - Quando mi hai salvata, come facevi a sapere che ero io e che ero lì? -
Lei si scostò i capelli e appoggiò la testa sullo schienale del passeggero - Giorni prima sei andata in Trance per aver perso Tiffany, giusto? Noi Matriarche sentiamo quando una di noi entra in questo stato, è come una forte fitta dietro la testa provocando un misto di eccitazione e terrore. L'ultima volta che avevo sentito questa sensazione, prima della tua, Poseidone aveva scatenato l'eruzione del vulcano di Thera sull'isola di Santorini. La sensazione persiste per giorni e si intensifica man mano che ci si avvicina. - spiegò con una strana calma.
Continuai a guardare avanti e guidare mentre l'ascoltavo - Cazzo... quello è uno dei disastri che hanno segnato l'umanità, ha distrutto due intere civiltà in poche ore. E cosa è successo a Poseidone? - chiesi quasi incredulo.
Valentine sospirò - È morto, polverizzato dai flussi piroclastici del vulcano! - mi guardò.
Rimasi a bocca aperta "Che brutta fine!" pensai. Se la Trance era così devastante allora era meglio non usarla affatto. Rabbrividii al pensiero di causare un disastro come quello descritto da Valentine. Accesi la radio per alleviare la tensione che si era creata nell'abitacolo. Per il resto del viaggio nessuno parlò.
Arrivati al porto parcheggiammo la macchina e prendemmo le nostre armi. Francis aveva ancora il broncio e non riusciva a guardare Valentine in faccia nonostante lei cercasse di non fargli pesare la sua presenza.
Appena toccai la Honjo Masamune mi sentii più sicuro di prima, come se potessi affrontare qualsiasi avversità "La memoria ancestrale delle Legionarie è davvero straordinaria!" mi meravigliai, era da molto tempo che non sentivo quella sicurezza.
Chiusi la macchina e ci avviammo verso il molo tre. Il porto era pieno di navi a vela colorate e barche da pesca al crostaceo. La USS Samaritan in mezzo a tutte quelle navi era inconfondibile, un cacciatorpediniere classe Burke completamente grigio con una antenna sonar rotante, molto più grande rispetto alle altre e armata di cannoni e mitragliatrici di grosso calibro, una nave davvero maestosa. Sulla banchina in cemento, accanto alla nave attraccata, un gruppo di sei militari stava aspettando il nostro arrivo.
Riconobbi subito Michael alla destra di quello che sembrava il capitano. Osservai attentamente il volto dell'uomo, aveva un viso molto famigliare: capelli grigi e ben pettinati, alto un metro e novanta, occhi azzurri e fede al dito - Ma... tu sei il marinaio gentiluomo che cercava di sedurre Kaileena un anno fa? - ricordai.
Lui si avvicinò senza alcun timore - Lieto di rivederti sana e salva. - mi salutò - Sbaglio o mancano alcune persone al tuo gruppo? -
- Abbiamo avuto delle perdite... - mi sbrigai a dire - Per caso pensavi fossi morta? - incrociai le braccia indispettito.
Nathan si tolse il berretto e mi sorrise - In realtà sì. Sapevo che in quel periodo eravate alla ricerca di alcuni grimori. Ho ricevuto ordini dall'alto per mettere come scorta un boia. Difficilmente una strega sarebbe sopravvissuta con gente come quella. - spiegò amareggiato.
Sospirai - Tu non sai quanto sia stato difficile eliminarlo. Io e Francis ne siamo usciti per miracolo. -
Lui guardo il ragazzo che non distolse mai lo sguardo dall'uomo - Immagino. Quelli sono uomini altamente addestrati e, a dirla tutta, dei fanatici psicopatici. - confessò, poi cambiò espressione e diventò serio - Ma non siamo qui per ricordare il passato bevendo birra ghiacciata, giusto? Di cosa volevi parlarmi? - mi chiese.
Stranamente il suo modo di fare non dava segni di intolleranza o comportamenti sufficienti nei miei confronti, era serio ma ascoltava quello che dicevo. Tutto il contrario di quello che mi ero immaginato.
- Hai ragione, scusa! Sono qui per due ragioni in particolare. La prima riguarda uno dei tuoi uomini, mi ha teso un'imboscata all'uscita di un locale e ha cercato di uccidermi usando un'arma regolare dell'esercito degli stati uniti! - ora che impugnavo il fodero della mia katana sapevo esattamente che tipo di pistola fosse.
L'espressione di Nathan cambiò di nuovo in quella di delusione - Chi? -
- Quello alla tua sinistra! - gli indicai Michael.
James si girò verso di lui - È vero soldato? - era rosso dalla rabbia.
Lui non rispose, rimase in silenzio a guardarmi infuriato.
- Ti astieni dal rispondere, quindi confermi ciò che ha detto? - continuò il capitano.
- Con il dovuto rispetto signore, cosa le interessa? È comunque una sporca strega che merita di morire. - gli chiese Michael sempre guardandomi negli occhi.
James rimase in silenzio ad osservare il ragazzo - No, soldato! Queste persone sono cittadini americani che uccidono solo se vengono costrette a farlo, cosa molto onorevole e pericolosa per la loro incolumità nel loro mondo. Per di più hai usato la tua arma d'ordinanza su un civile. Che diavolo ti era saltato in mente? -
- Ero arrabbiato, signore! - rispose Michael.
James annuì con un volto deluso - Sei confinato nel tuo alloggio fino a nuovo ordine. -
Michael si mise sull'attenti - Sissignore,! - si girò e risalì a bordo attraverso la rampa.
Non volevo arrivare a tanto, ma non potevo permettermi un altro pazzoide in giro per New Orleans. La prima parte dell'incontro era andato meglio del previsto. Ma mancava la parte più dura, convincere Nathan a ritirare i suoi uomini a Bellechase.


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