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mercoledì 18 ottobre 2017

[SpinOff] Episodio 7





Quando il brusio della battaglia era cessato, sentii distintamente dei passi provenire dal soffitto, era Evaline che cercava di raggiungermi. Se ci fosse riuscita avrebbe tentato ancora di fermarmi e sarebbe stata in pericolo. E questo per me era inaccettabile.
Corsi verso la porta blindata che dava sulle scale di servizio. Quando arrivai alla porta Evaline era davanti all'ascensore, dall'altra parte del corridoio. Aprii la porta e la richiusi subito dietro di me, sfondai la teca con dentro un'accetta, la presi e bloccai l'uscita.
Lo zio Mei una volta mi disse che i Guardiani non potevano attraversare pareti metalliche con il loro teletrasporto. Speravo valesse anche per Evaline. Alzai lo sguardo e lei era lì a fissarmi, era arrabbiata, delusa e sofferente nei miei confronti. Lo capivo ma non riuscivo ad accettarlo.
Misi una mano sul vetro della porta aspettando che lei ricambiasse. Lo fece. - Grazie! - le dissi anche se sapevo che non poteva sentirmi.
Mi girai sentendo altri motociclisti salire le scale urlando e sbraitando. Estrassi la pistola e mirai alla testa del primo che cadde rotolando giù. Andai incontro agli altri, il secondo colpo ferì un altro alla spalla ma cadde nella tromba delle scale, il terzo bersaglio riuscì a schivare il colpo e a raggiungermi. Lui provò a colpirmi con la mazza da baseball in metallo che aveva in mano. Schiva il fendente, portai la canna della pistola sotto al mento dell'uomo e sparai. Il sangue mi schizzò in faccia imbrattando capelli e vestiti. L'uomo cadde appoggiato al muro.
Scesi ancora di altri tre piani ma trovai ad attendermi altri quattro motociclisti, erano davanti alla porta per il garage.
- Andate, è solo una stupida ragazzina. - comandò uno di loro.
Titubanti due armati di coltelli da caccia eseguirono l'ordine e cominciarono a salire verso di me. Schivai due fendenti rivolti alla mia pancia e al viso. Sparai al petto a quello più distante e disarmai il secondo spezzandogli il polso. Presi la testa di quest'ultimo e la sbattei ripetutamente contro la ringhiera fino a fargli uscire il cervello.
Un terzo provò a spararmi ma io gli tirai un calcio al petto, lui cadde all'indietro rotolando fino al pianerottolo. Lo seguii per tutto il tragitto e alla fine gli tirai un altro calcio sul collo, gli spasmi mi fecero capire che era morto. Mi girai verso l'ultimo, stava tremando.
- Ti prego, non uccidermi. Ho una famiglia, ti scongiuro! - frignò.
Gli andai vicino e gli presi la mandibola. - Hai una famiglia? Davvero? E alla mia di famiglia se mi avessero ammazzata, ci hai pensato? - Lo guardai negli occhi.
- Sì... ci penso sempre... ogni... ogni volta... - Stava palesemente mentendo, lo avrebbe capito chiunque.
Sospirai. - Sai che c'è? Non ti credo! - Gli misi la seconda mano dietro la nuca e gli spezzai il collo, morto sul colpo.
Presi la pistola al cadavere sul pianerottolo e aprii la porta del garage. Feci qualche passo ma venni colpita alle spalle da due uomini armati di assi di legno. Barcollai in avanti, il dolore era intenso ma riuscii a reggermi in piedi. Mi voltai estraendo le pistole e scaricai il caricatore sui due che caddero crivellati di colpi in un lago di sangue.
- Ma tu chi cazzo sei? - Mi chiese una voce maschile dietro di me.
Mi girai. L'uomo che aveva parlato era in mezzo ad altri due motociclisti che fissavano, inorriditi, i loro compagni morti. Aveva la testa pelata con dei tatuaggi disegnati sulla pelle raffiguranti diverse simbologie. I suoi compagni erano armati di coltello e machete.
- Qualcuno che farà giustizia! - ringhiai.
- Ah, sì? Ragazzi fatela a pezzi, adesso! - ordinò l'uomo pelato. Era lui che comandava la banda.
- Siete sicuri? I vostri amici ci hanno provato ed ora marciscono lì dentro. - Indicai la porta delle scale.
I due si guardarono preoccupati. Guardarono il loro capo, gettarono le armi e si misero a correre verso l'uscita.
Eh no, ragazzi. Non scapperete!” pensai.
Con uno scatto cambiai il caricatore alla mia pistola. Avanzai camminando, mirai alle loro gambe e sparai. Il capo si spostò di lato sconcertato.
Presi il machete e mi avvicinai ai due motociclisti a terra e li colpii alla testa, il sangue e la materia grigia mi era finito i vestiti.
Mi voltai verso il capo dei motociclisti, gli puntai la pistola alla testa fino a raggiungerlo. - Voglio sapere chi ha coperto i vostri crimini. Sicuramente il sindaco riusciva a coprire molte tracce, ma non tutti i dettagli. È impossibile, a meno che non ci sia qualcuno di grosso a coprirvi le spalle. - Gli premevo la canna sulla fronte. - Allora, parli o no? - e gli sparai su un ginocchio.
L'uomo urlò di dolore e cadde a terra. Mi acquattai, gli misi di nuovo la canna sulla fronte e lo fissai negli occhi.
Per un istante sembrava non voler rispondere. - La E.Corp. La donna della E.Corp. - bofonchiò dolorante.
- La E.Corp? La nuova multinazionale che si è trasferita qui a New Orleans? E di quale donna parli? - chiesi.
Lui non rispose. Puntai la pistola sul ginocchio sano premetti il grilletto. - Allora? - gli intimai.
L'uomo gridò di nuovo di dolore. Appena si riprese dallo shock mi disse: - Una donna con i capelli corti... è lei che ci paga. Cazzo, che male! - Si stringeva le ginocchia piangendo.
La stessa donna descritta da Evaline durante la riunione del Gran Circolo!” ragionai.
Dovevo fare delle ricerche più approfondite su quella azienda e sulle persone al vertice del comando a New Orleans, la questione era diventata, improvvisamente, più grossa di quanto mi aspettassi.
Mi guardai attorno, l'ascensore era a pochi passi dalla porta di servizio e la spia lampeggiava. La premetti il pulsante e le porte si aprirono. Vidi la custodia ancora a terra dove l'avevo lasciata e la raccolsi.
Tornai verso l'uscita del garage, ma sulla soglia ad aspettarmi c'era Evaline con una mano sulla bocca, disgustata. - Che cos'hai fatto? - mi rimproverò.
- Quello che nessuno avrebbe potuto fare. Credevo l'avessimo chiarito questo punto? - risposi.
Mi guardò stupefatta. - Questo è un massacro, Kaileena! - commentò.
Rimasi a guardare la sua espressione. “Non riesce a capire!” pensai con un nodo alla gola.
- Queste persone non sarebbero mai andate ad un processo, Evie. Qualcuno più in alto di loro, del sindaco, e di tutti i dei giudici della città, li farebbe scagionare. Oppure li avrebbe fatti sparire. - provai a spiegarle.
- Ma questo non giustifica un tale massacro. - continuò urlando.
- La gente di cui ti ho parlato capisce solo una cosa: la paura di incontrare persone come me, incorruttibile e implacabile. Solo questo! - sbraitai più forte di lei.
L'uomo si mise a ridere isterico. - Quella donna ti farà fuori. Diceva di essere una strega, come quei strani tizi che girano per le strade negli ultimi anni. Ed io... le credo perché ho visto di cos'è capace. E le sue guardie del corpo sono anche peggio. - Ci spiegò, poi tornò a ridere.
Sapevo che non sarebbe sopravvissuto all'arrivo di un'ambulanza, aveva perso troppo sangue. - Questa è un'ottima informazione, grazie! - Puntai la pistola alla sua testa e sparai un paio volte per essere sicura di averlo eliminato.
Evaline mi guardò con un volto truce. - Non dovevi farlo! -
Mi diressi all'uscita. - Hai ragione. Non dovevo farlo. Ma anche loro non dovevano spacciare droga, uccidere rivali a sangue freddo. Oppure fare a pezzi i corpi di ragazze innocenti e nasconderle nel Bayou aspettando che i coccodrilli se ne cibassero. - Continuai a camminare senza guardarla.
Lei guardò i corpi a terra e poi passò a me, aveva capito finalmente cosa intendevo dire. - Non potrai tornare con noi in questo stato, lo sai? - mi chiese con le lacrime che le scendevano sulle guance.
- Non intendo farlo finché non avrò finito! - le risposi.
- Spero solo riuscirai a risalire il fondo... da sola. - continuò.
Mi girai verso di lei. - Fondo? No. Ho solo raschiato la superficie. - Le sorrisi e mi voltai. - Ma se avrai bisogno del mio aiuto basta che fai uno squillo sul cellulare, non esiterò. - le urlai girando l'angolo. Le sirene della polizia in lontananza mi intimarono ad accelerare il passo.
Feci qualche isolato, mi infilai in un vicolo buio, mi misi a sedere e cominciai a piangere. Quella che avevo intrapreso era una strada solitaria e avere legami con altre persone significava metterle in serio pericolo. Volevo troppo bene a Evaline, che per me era una sorella, e nemmeno a Tiffany, neppure ai due marmocchi, Jolene e Francis. Loro erano la mia famiglia, l'unico posto dove mi sentivo a casa e li avrei difesi a costo della vita.




Per chi volesse contribuire in questo modo all'editing dei libri: Grazie mille.



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mercoledì 11 ottobre 2017

[SpinOff] Episodio 6



Entrai in casa, gettai la custodia e la borsa con la refurtiva sul divano e appoggiai la radio sul tavolino per capirne il funzionamento. Era semplice ogni apparecchio captava le varie frequenze della città. Se volevi i segnali di un determinato distretto bastava solo aspettare la frequenza desiderata e triangolarne la recezione con gli altri apparecchi della radio.
Anche un bambino saprebbe farlo sorrisi.
Andai in bagno per cambiarmi i vestiti. Tornai in salotto aprii la custodia ed iniziai a pulire il fucile da cecchino con la radio accesa, in attesa della frequenza che cercavo. Avevo bisogno di una finestra d'azione e la polizia era in fermento per via del “Massacro Della Città Dei Morti” e per la morte del sindaco e del figlio.
Ore di ascolto ebbero i loro frutti, trovai la falla in una pattuglia che si sarebbe fermata ad un ristorante poco lontano dalla base dei motociclisti verso le undici di sera.
Riposi il fucile nella sua custodia, pronto e perfettamente calibrato. Ci misi due ore ad arrivare al posto giusto, trovare un buon punto d'osservazione e preparare il tutto. Ero appostata sul tetto del palazzo difronte al bar, una bettola a due piani con un discreto parcheggio sul davanti per le moto. Aveva due uscite, di cui una laterale, e una fila di Harley nel parcheggio: ipotizzai che ci fossero almeno venti persone.
Attesi per altre tre ore. Speravo di riuscire a cavarne qualcosa di utile oltre a liberare le strade di New Orleans quel tipo di feccia. Avevo partecipato a raduni di motociclisti qualche anno a dietro e nessuno di quei centauri si sarebbe sognato di fare cose illegali o portare armi. Le persone che stavo per affrontare invece avevano usato quello stile di vita come una maschera per i loro traffici illeciti.
Non mancheranno a nessuno risi.
Erano quasi le undici quando sentii una presenza alle mie spalle.
È lei? No, non può essere pensai mentre cercavo di identificane la forza vitale Cazzo, è lei!
- Che cosa vuoi, Evaline? - le chiesi.
- Ero preoccupata, quindi sono venuta a cercarti. - rispose con tono sommesso.
- Come vedi sto benone. Adesso vattene! - le intimai, non volevo coinvolgerla nei miei affari.
Lei rimase zitta per qualche istante - Sei... sei in collera con me per non aver salvato Mei? -
Sospirai, tolsi il viso dal mirino e mi girai - No, Evaline. Non ce l'ho con te. Ce l'ho con il mondo, con tutti quei viscidi bastardi che si sentono al di sopra della legge. Le persone per bene muoiono e loro invece vivono come se niente fosse. Non da fastidio anche a te tutto questo? -
Lei si avvicinò - Capisco come ti senti, ma seminare cadaveri per la città non aiuterà a cambiare le cose. Anzi peggiorerà solo la situazione. Uccidere non è mai la cosa giusta. -
Scoppiai a ridere, una risata nervosa - Uccidere non è la cosa giusta? Lo dici tu, una Legionaria, una strega destinata a togliere vite... questo è proprio il colmo. Anzi, no, forse è ipocrisia visto che anche tu hai seminato morti ovunque. -
- È vero, ma do sempre loro la possibilità di arrendersi! - aveva un'espressione amareggiata.
- Ma oro non prendono sul serio le tue parole e ti tocca ucciderle. Quindi ti chiedo, dove stanno le differenze tra noi e qualunque altra strega, Evaline? - alzai la voce, ma era solo un impeto di frustrazione, non rabbia.
Lei mi guardò con occhi severi - La differenza sta che possiamo dimostrare compassione e forse salvare qualcuno, piuttosto che ucciderlo. -
Aveva ragione, una persona normale potrebbe fare in quel modo ed evitando morti sulla coscienza. Ma la mia, di coscienza, non ne soffriva. Anzi, ne ero entusiasta, avevo la forza, le capacità e un buon motivo per uccidere a sangue freddo Sono una strega. Uccidi o essere ucciso è la regge fondamentale del mio mondo. Sto solo seguendo quella regola mi girai, imbracciai il fucile e mi misi in posizione.
- Compassione? Anch'io dimostrerò compassione, ma per le vittime di quei bastardi! - replicai.
- Puoi sempre ferirli e consegnarli alla giustizia, non devi per forza ucciderli. - mi supplicò lei.
Evaline sperava di cambiare quel modo di ragionare, di salvare il mondo delle streghe da se stesso con le sue azioni. Non aveva ancora capito che quei sogni si realizzano solo nei romanzi per ragazzine.
- Con il tuo metodo si rialzano e ricominciano. Con il mio restano a terra. È l'unico modo. - puntai il mirino sulla testa di un uomo di grossa stazza sotto a portico del locale - Se vuoi fermarmi, uccidimi, Evie! - e premetti il grilletto.
- Ti prego, Kaileena, no farlo! - mi implorò ancora.
Il primo proiettile arrivò a bersaglio spargendo materia cerebrale ovunque. Mirai di nuovo e sparai di nuovo colpendo il secondo in mezzo al petto. Sparai la terza volta e colpii il mio bersaglio alla gola mentre usciva dal locale.
- Basta, fermati! - continuò a strillare Evaline, ma non le diedi corda, non ne avevo il tempo.
Altri quattro uscirono dal bar, due dall'entrata principale e due da quella laterale. Spostai il fucile in direzione dei serbatoi delle Harley e sparai una granata che fece esplodere la maggior parte delle moto. I quattro uomini furono investiti in pieno dai detriti assieme ad altri due che li avevano raggiunti.
Gli altri centauri uscirono a frotte da tre alla volta, in tutto quindici. Si guardarono attorno spaesati per qualche secondo, ma alla fine riuscirono ad individuarmi e corsero verso l'entrata del palazzo dove ero posizionata.
Tutto secondo i piani pensai compiacendomi.
Mi alzai in piedi, smontai velocemente il fucile e lo riposi nella custodia. Guardai per un istante Evaline, era in lacrime. Quella sua espressione contrariata e dolorante mi fece sussultare. Era una buona amica e avevo cominciato a volerle bene e vederla in quello stato mi faceva male.
Chiusi la custodia e presi un grosso respiro - Ora cosa farai, mi aiuterai o rimarrai lì a piangere? - e senza ricevere risposta scesi per le scale del palazzo.
Cercai l'ascensore, aprii le porte e ci misi il la borsa col fucile, ed infine premetti il pulsante del piano terra. Feci per andare verso le scale di servizio per il garage quando mi trovai davanti tre uomini armati di spranga di ferro, coltello lungo, e mazza da demolizione.
Senza esitare corsi verso di loro, l'uomo con la spranga menò un fendente. Schivai il colpo e colpii a tutta forza in faccia quello armato di coltello che cadde a terra con la testa sfondata. Il tizio col martello provò a colpirmi dall'alto ma schivai di nuovo e approfittai del disequilibrio per rompergli il braccio con una presa. Raccolsi il coltello e glielo infilai nella gola, mi girai e lanciai la lama verso quello con la spranga, lo colpii in mezzo agli occhi e cadde a terra, morto.





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venerdì 6 ottobre 2017

Intervista del blog: Il salotto di Miss Darcy

Ciao Andrea e benvenuto al tè del venerdì, Miss Darcy desidera sempre conoscere meglio i suoi ospiti, perciò cominciamo con domande personali: che cosa ti ha portato a scrivere? Quando è nata la tua passione per la penna? Come è nata la tua prima storia scritta?
Ciao, la mia passione per lo scrivere è nata dal bisogno da cambiare mondo da quello che vivo ogni giorno. La prima storia è stata una reinterpretazione demenziale di IT e l’avevo scritta mentre guardavo alla televisione il film, purtroppo è stata scartata dall’allora maestra di italiano (avevo otto anni) perché era troppo paurosa e lunga.
Parliamo di Lonely Souls: questa storia ha una genesi molto particolare, ci racconti come è cominciata?
Da molte idee messe assieme: Super eroi, contesto storico reale, creare una trama dove tutto può accadere, scrivere molti libri. Ho cercato di coadiuvare tutte queste idee in un unico mondo dove scriverò tutte le mie saghe, serie, cicli, o come volete chiamarli.
Ho impostato tutto come una serie TV: ogni libro rappresenta una stagione di una serie e ogni serie può collegarsi attraverso crossover o spinoff ad altre serie. Poi ci sono gli oneshot che approfondiscono la lore della trama principale.
I personaggi di Lonely Souls: dove hai preso l’ispirazione? Come li hai sviluppati?
In realtà non ho preso ispirazione da nessuno (forse un pochino Erik che in pratica sono io ahah), ho solo creato alcune caratteristiche principali come l’aspetto esteriore e il carattere dominate del personaggio. Poi le varie sfumature si sono fatte vedere poco a poco mentre andavo avanti con la storia e con i libri. In pratica scopro i miei personaggi durante l’evolversi dell’intreccio che creano i personaggi stessi rendendoli vivi.
Fantasy, urban fantasy, dark fantasy. La tua scelta narrativa preferita? Quali elementi del fantasy ti appartengono di più e quali ami meno?
Il fantasy epico non fa per me, ho provato molte volte a scriverlo ma non ce la faccio. Il dark fantasy è troppo mieloso e pieno dei soliti cliché, non mi piace scriverlo. L’urban fantasy, invece, se trattato come si deve regala molte soddisfazioni.
Per quanto riguarda gli elementi del fantasy che mi appartengono di più non saprei cosa rispondere. Cerco di essere originale, anche se non è affatto semplice, e molto spesso inserisco elementi di film, fumetti, videogiochi, ecc… nei miei testi, dei tributi alle cose che mi piacciono.
Prossimi progetti? Romanzi in cantiere?
Ora sto scrivendo uno spinoff su Kaileena Mine intitolato Lonely Souls: Angelo della morte. Poi inizierò il quinto libro su Tiffany Sunders intitolato Lonely Souls: Luna di sangue. Dopo ancora un altro oneshot e il terzo libro della saga principale. Dopo di questi inizierò un’altra serie con protagonisti diversi.
Un mucchio di roba da fare.
E Miss Darcy come sempre vuole sapere: come prendi il tè?
Al limone con molto zucchero.

Grazie per essere stato con noi!

Lonely Souls: Le streghe di New Orleans

Titolo: Lonely Souls: Le streghe di New Orleans
Autore: Andrea Romanato
Editore: Self Publishing
Genere: Urban Fantasy
Data di pubblicazione: 21 Gennaio 2016
Prezzo: 2,99 ebook, 9,99 cartaceo.
Lunghezza stampa: 187
Link d’acquisto: http://amzn.to/2fRxLFU
Sinossi: Il protagonista è un ragazzo newyorchese, Erik Crane, che si ritrova mezzo morto dopo aver subito un’aggressione da parte di alcuni individui nel tentativo di salvare una ragazza. Quest’ultima gli sussurra delle parole incomprensibili e lui sviene. Quando si risveglia si rende conto di essere nel corpo di una ragazza di nome Evaline e che si trova a New Orleans.
Un anno dopo, tornando a casa da lavoro, aiuta un’altra ragazza da un aggressore maniaco armato di machete. Quell’incontro e quella ragazza segneranno per sempre la vita di Erik, trascinato sempre di più nel mondo segreto delle streghe e delle loro sanguinose leggi.

Lonely Souls: La guerra occulta delle streghe

Titolo: Lonely Souls: La guerra occulta delle streghe
Autore: Andrea Romanato
Editore: Self Publishing
Genere: Urban Fantasy
Data di pubblicazione: 28 Marzo 2017
Prezzo: 2,99 ebook, 9,99 cartaceo.
Lunghezza stampa: 196
Link d’acquisto: http://amzn.to/2xU1RNs
Sinossi: Nel Quartiere Francese cinque streghe vengono inseguite da alcuni individui. Erik e il suo gruppo riescono a salvarne due in extremis, un uomo e una bambina di undici anni. In seguito si scopre che la bambina, Thessa, è una Matriarca e che qualcuno le dà la caccia. Erik decide di nasconderla temporaneamente nel Quartiere ma, tornando a casa dal secondo rifugio, il gruppo viene ostacolato da una strega in preda al delirio.
Qualcosa si nasconde dietro a questi eventi che scateneranno una guerra tra congreghe nella città di New Orleans. Sangue e terrore attendono la congrega di Erik ma, soprattutto, dovranno affrontare un nemico mortale quanto imparziale: il destino.
mia ragazza. L’esultanza durò solo qualche secondo per poi trasformarsi nei soliti rumori dei musicisti di strada.

Biografia

Salve a tutti, mi chiamo Andrea e ho trent’anni. Fin da piccolo mi sono sempre destreggiato ad inventare storie, ma quasi sempre rimaneva tutto nella mia testa.
La prima storia che ho scritto è stata a otto anni, era una specie di fanfiction su IT dove i protagonisti erano poco intimiditi dal loro nemico. Alla fine IT moriva come un pagliaccio.
Ho provato a far leggere quella storia alla maestra, era un compito per casa, ma lei mi ha sgridato davanti l’intera classe: “Come ti permetti di scrivere certe cose, sono piene di mostri e scene orribili non adatte ai bambini!” mi urlò. Restituì i fogli e mi diede un’insufficienza. Successivamente ho fatto leggere la storia ai miei compagni, e indovinate un po’, si sono messi a ridere (che per altro era lo scopo della storia). Le parole della maestra mi fecero stare così male che non scrissi più nulla.
A quattordici anni provai a scrivere il mio primo romanzo “Storia di Tera”, ma lo lasciai incompiuto dopo alcune critiche da parte di alcuni parenti, il manoscritto trattava di demoni e loro erano cristiani devoti, potete solo immaginare la reazione.
A vent’anni provai a riprendere in mano Storia di Tera e proporla ad amici, ma anche qui critiche su critiche per il mio modo di scrivere “troppo fiabesco” (?).
Lasciai di nuovo perdere la scrittura fino a due anni fa, quando mi decisi ad aprire Lonely Souls, un blog dove postare gli aggiornamenti di tutte le storie che avevo in mente. Iniziai con una fanfiction su Star Wars, una trasposizione basata sul concetto: e se la “galassia lontana, lontana” fosse distante nel tempo più che nello spazio? Usai quelle poche pagine per sperimentare vari tipi di narrazione, tra le quali la prima persona che uso tutt’ora e con la quale mi trovo benissimo.
Dopo di questa mi sono concentrato sulla storia di Lonely Souls: Le streghe di New Orleans ed ora ho pubblicato il secondo volume intitolato “Lonely Souls: La guerra occulta delle streghe.”, sto scrivendo uno spinoff intitolato “Lonely Souls: Angelo della Morte” con protagonista Kaileena Mine e un oneshot intitolato “Lonely Souls: Diario di un futuro passato.” come protagonista Thessa Morgan.
Tutto questo ovviamente tra le critiche dei miei genitori che pretendono diventi un imprenditore ricco in terra straniera. Le discussioni ci sono ancora oggi, non riescono a capire la mia passione.
Ora sapete come è cominciata e come andrà in futuro la mia storia come autore indipendente.
Spero che la mia storia vi sia piaciuta.
A presto. Un abbraccio a tutti.

Intervista Onirica del blog: The Dayseyes

Nei sogni possiamo essere chiunque.
Se siamo uomini possiamo diventare donne (e finalmente capirci qualcosina) che amano altre donne.
Possiamo essere lasciati da queste donne e soffrire.
Possiamo ricevere lettere che nella vita non abbiamo mai ricevuto.
Ce lo racconta Andrea Romanato!


Raccontaci il tuo sogno.
Allora ho sognato di essere una ragazza e di avere una storia d’amore turbolenta con un’altra ragazza dagli occhi verdi. Alla fine lei mi lascia con una lettera sul tavolo da pranzo. Ricordo la sensazione del cuore che mi si spezza mentre leggo la lettera. E la lettera diceva che mi lasciava perché lei, dopo il tradimento verso tutti, non meritava di stare con una persona come me.
Che rapporto hai con il Femminile?
Mi affascina parecchio. Mi sono sempre chiesto cosa avesse in mente una ragazza o che sensazioni provassero. Sono un tipo curioso.
Però se dovessi cercare una compagna cercherei di trovarne una forte. Ho già perso una persona cara e perderne un’altra per me sarebbe devastante.

Ti riconosci un lato femminile?

Cavolo se lo riconosco! Lo riconoscono anche alcune mie ex. Dicevano che quando scrivevo (a penna su un quaderno) sembravo una donna dai modi che avevo di pormi. Molto probabilmente se fossi donna sarei lesbica.

Nella scrittura riesci a far entrare questo tuo aspetto?

Sai che non ne ho idea. Vorrei avere opinioni a riguardo, ma per quello servono lettori o fan. E in questo momento i primi scarseggiano e i secondi sono inesistenti.

Nel sogno compare una ragazza dagli occhi verdi. Questo particolare ti richiama qualcosa?

Sì, che mi piacciono gli occhi chiari su capelli scuri in una ragazza. Però in altri sensi non saprei. Sono un enigma anche per me stesso, oltre che per gli altri.

Le donne compaiono nel sogno e adesso tornano anche nelle tue risposte. Nei tuoi libri che spazio hanno?

Sono le protagoniste, hanno una forza titanica e la usano per proteggere le persone a loro care. Ma hanno anche un lato dolce e fragile che viene fuori solo con i propri compagni.

Sei una persona protettiva?

Molto per le cose e persone a cui tengo o che non mi hanno mai fatto torti.

Allora non posso non chiederti: sei vendicativo?

Sì, ma solo in casi estremi. Di solito mi giro e faccio finta di nulla.

Cosa c’è di turbolento nella tua vita?

Il fatto che i miei genitori non capiscano la mia passione per la scrittura. Per loro è solo un hobby, non un lavoro vero e proprio, e questo mi fa male.
Infatti litighiamo ogni giorno per questo.

Il sogno termina con una lettera. Ci sono state lettere importanti?

No, nessuna. Ma molti messaggi che facevano male e che mi hanno fatto chiudere in me stesso.

La scrittura è una sorta di apertura verso l’esterno?

Secondo me sì. Mi ha aiutato tantissimo e continua ad aiutarmi sotto questo punto di vista.

Che spazio ha la ribellione nella tua vita e nella scrittura?

L’intera vita per me è stata una ribellione e questo mi ha fatto, molte volte, cadere nella solitudine. Forse è per questo che non riesco ad accettare certi dogmi.

Per concludere, lasciaci con un dogma che fatichi ad accettare.

Scrivere non è un lavoro ma un hobby. Tutti sono capaci a scrivere e non si fa fatica quindi non è un lavoro.

mercoledì 4 ottobre 2017

[SpinOff] Episodio 5





Il giorno dopo l'assassinio del sindaco li passai a pianificare il terzo obbiettivo, la banda di motociclisti “No Mercy”. Era un contingente di trenta persone, perfetto per sbarazzarsi di cadaveri nel Bayou ed eliminare eventuali prove.
La loro base era un bar sulla costa meridionale del Mississippi. Il posto era nel bel mezzo di palazzi abitativi. Quello che mi serviva era la possibilità di agire indisturbata senza la costante preoccupazione della polizia.
Contattai via mail criptata un ricettatore, uno di quelli che speravo di non incontrare mai, per l'attrezzatura adatta: una radio per intercettare tutte le frequenze della polizia in città, un fucile di precisione PSG1 e munizioni.
Rimasi deluso, quando al telegiornale non diedero notizia della morte del sindaco e di suo figlio, ma c'era da aspettarselo, in quei giorni era meglio evitare di creare panico.
Il ricettatore mi rispose in serata dandomi appuntamento per il giorno dopo per la consegna. Per pagare avrei usato il denaro che avevo ricavato vendendo la Zonda, ventimila dollari in contanti di piccolo taglio per tutto l'occorrente.
L'indomani mi recai nel Quartiere, entrai in un negozio di pegni con la merce vicino all'entrata e il bancone con la cassa in fondo al locale, l'odore di vecchio mi fece storcere il naso. Osservai meglio la mercanzia, scaffali pieni di oggetti sportivi, mazze da baseball, indumenti, protezioni, modellini antichi, e molti altri oggetti vintage. In una teca accanto al bancone c'erano esposti gioielli di varia fattura e orologi di molte marche diverse.
Camminai spedita verso l'uomo sulla quarantina che stava dietro al bancone. Era basso e magro, il suo sguardo impaziente andava da me allo zaino che usavo per portare il denaro.
- Salve signorina. È qui per scambiare o comprare? - mi chiese con un sorriso nervoso.
- Voglio i proiettili! - gli risposi. Dalla postura che portava sapevo che sotto al balcone aveva un fucile carico.
Lui strabuzzò gli occhi - Come scusi? -
- Hai capito benissimo. Voglio i proiettili del fucile a canne mozze che hai lì sotto. - gli intimai.
Il sorriso dell'uomo sparì, fece scattare qualcosa e appoggiò il fucile sopra il banco. Presi il fucile e lo scaricai delle cartucce e me le infilai in tasca.
Alzai lo zaino e rovesciai il denaro - Ora possiamo parlare di affari. Hai la roba che ti ho chiesto per mail ieri pomeriggio? -
L'uomo sospirò, si girò e malvolentieri andò sul retrobottega. Dopo alcuni minuti tornò davanti con uno stereo alto sessanta centimetri con vari dispositivi incorporati. Tornò di nuovo dietro il negozio e uscì con una custodia di un fucile di precisione e proiettili.
- Sei stata fortunata, questa è roba che non si trova tutti i giorni. - commentò toccando la radio.
- Già... - presi la radio e la infilai nello zaino. Feci lo stesso per i proiettili e presi la custodia, non avevo intenzione di perdere tempo con lui.
- Non sei di molte parole, dolcezza. - continuò.
Chiusi lo zaino - No! - risposi, girandomi e andando verso l'uscita.
- Ehi, ti servirebbe un po' di relax, se vuoi ho dei porno di prima qualità. - insistette.
- Non mi interessa! - gli risposi secco.
- Andiamo, dolcezza. Una bella donna come te ha bisogno di sfogarsi. Ho anche film gay o lesbo se ti va. Oppure sei più per i porno con i vecchietti? Io non giudico. - stava tirando la corda per farmi spendere di più.
- Ho detto no! - ribadii a metà strada dall'uscita.
Lui sospirò grave - E va bene. Solo perché mi piaci ti darò uno dei pezzi unici della mia collezione privata. Che età preferisci, quattordici, dieci, otto? È tutta merce inedita e unica, fatta da me. - si pavoneggiò.
A quelle parole mi fermai, sarebbero bastati pochi passi e sarei uscito - Che cosa hai detto? -
- Ho colto nel segno, eh? È tutto originale e di prima qualità, non te ne pentirai. - esultò l'uomo.
Questo è troppo!  ringhiai nella mia mente.
Mollai lo zaino e la custodia, presi una pala per il giardinaggio da un bidone e sprangai la porta d'ingresso. Mi girai, tornai verso l'uomo confuso, afferrai una mazza da baseball in metallo e aumentai il passo.
- Aspetta... Ma cosa stai...? No! - prese il canne mozze e provò a sparare ma il grilletto scattò a vuoto - Non ti avvicinare! No! - sbraitò cercando invano di proteggersi con l'arma.
Lo disarmai e lo colpii svariate volte. Il sangue schizzò ovunque assieme a materia cerebrale del pervertito. Lasciai cadere la mazza, presi una terza borsa e la riempii dei soldi che avevo lasciato e della cassa. Presi anche tutti gli oggetti di valore nella teca e altre armi dal retrobottega, ed infine mi lavai il viso nel bagno. cercai ovunque i film porno e li gettai sul cadavere, presi una tanica e lo cosparsi di benzina. Accesi un fiammifero e diedi fuoco al corpo. Presi lo zaino, il fucile e la borsa con la refurtiva e uscii dal negozio Aspettai che passasse un tram per fare la maggior parte del tragitto, tornare a piedi era fuori questione e nessuno avrebbe fatto domande per delle macchie di sangue sui vestiti.



Per chi volesse contribuire in questo modo all'editing dei libri: Grazie mille.



Libri Precedenti:

domenica 1 ottobre 2017

Recensione del blog: Dare To Dream




Titolo: Lonely Souls: Diario di un futuro passato
Autore: Andrea Romanato
Editore: Self Publishing
Genere: Urban Fantasy
Pubblicazione: 20 Agosto 2017


TRAMA:
Dopo la sconfitta di Arthur e i suoi alleati, un enorme paradosso materializzatosi sotto forma di gigantesco tornado blu e viola si abbatte su New Orleans.
Thessa decide di sacrificarsi per salvare tutti, ma contrariamente a quello che pensa, si ritrova improvvisamente nella Scozia del 1947.
Sperduta e confusa, si incammina per raggiungere un centro abitato ma le forze le impediscono di proseguire.
In quel momento, un ragazzo misterioso la soccorre e le offre un riparo. Quel ragazzo rappresenterà per lei la salvezza e la possibilità di adempiere alla promessa fatta a Evaline nel futuro.

Siamo giunti ormai al terzo libro di Lonely Souls.
 Sin dall’inizio dobbiamo specificare che non è un vero e proprio racconto come i primi due, ma ben si di uno spin-off riguardante Thessa.  Dopo aver creato un paradosso nello scorso episodio, si ritroverà dispersa nel passato.
Un racconto breve che lascia a bocca aperta chiunque si sia appassionato a questa saga.
Un’esposizione dei fatti molto intensa ed esauriente seppur breve. un piacevole equilibrio tra descrizioni della nuova ambientazione ed il ritmo veloce degli eventi  contraddistingue il terzo capitolo di questa avvincente saga. 

Dal blog: Dare To Dream

giovedì 28 settembre 2017

Recensioni del blog: Libriamo...

Buongiorno a tutti!
Oggi vi voglio recensire due libri, che mi ha gentilmente inviato l'autore Andrea Romanato e che ringrazio. Ve li recensisco insieme perchè sono collegati tra loro facendo parte della saga "Lovely Soul", di cui vi ho già recensito il primo libro.
E' il secondo volume della saga Lonely Soul e lo potete trovare anche in copertina flessibile ad un prezzo di 9,90 €. 
Nel Quartiere Francese cinque streghe vengono inseguite da alcuni individui. 
Erik e il suo gruppo riescono a salvarne due in extremis, un uomo e una bambina di undici anni. 
In seguito si scopre che la bambina, Thessa, è una Matriarca e che qualcuno le dà la caccia. 
Erik decide di nasconderla temporaneamente nel Quartiere ma, tornando a casa dal secondo rifugio, il gruppo viene ostacolato da una strega in preda al delirio. 

Qualcosa si nasconde dietro a questi eventi che scateneranno una guerra tra congreghe nella città di New Orleans. 
Sangue e terrore attendono la congrega di Erik ma, soprattutto, dovranno affrontare un nemico mortale quanto imparziale: il destino.
Il secondo capitolo della saga mi è piaciuto molto! Ho trovato i personaggi ben descritti, la trama scorrevole e soprattutto il personaggio di Thessa, questa bambina di 11 anni salvata dalla congrega che poi scopriranno essere una matriarca e vorranno proteggerla perchè in molti la stanno cercando per darle la caccia. Il senso di gruppo, di unione e di forza mi ha sorpreso molto, ed ho trovato l'autore molto bravo nel far trasparire questo elemento, punto di forza della storia, a mio avviso. 
Dopo questo libro, Andrea Romanato ha pubblicato uno oneshot su Thessa, la protagonista appunto del secondo volume. 
Potete trovarlo sempre in copertina flessibile ( oltre che in ebook) a 9,99 €. 
Dopo la sconfitta di Arthur e i suoi alleati, un enorme paradosso materializzato a forma di enorme tornado blu e viola si abbatte sulla città di New Orleans. Thessa decide di sacrificarsi per salvare tutti ma, contrariamente a quello che pensava in quel momento, si ritrova subito dopo nella Scozia del 1947. Sperduta si incammina per raggiungere una città ma le forze le impediscono di proseguire. In quel momento, un ragazzo misterioso le presta aiuto e la salva. Quel ragazzo rappresenterà la salvezza e l'adempimento della promessa fatta a Evaline nel futuro.
Anche questo libro, di circa 40 pagine, mi è piaciuto moltissimo. Thessa si dimostra ancora una persona forte, coraggiosa che si ritrova catapultata subito dopo la fine della prima Guerra Mondiale e deve cercare di sopravvivere in un mondo che non è il suo.  Anche se comunque di poche pagine, l'autore ha saputo raccontare molto bene con tutte le descrizioni ed i dettagli necessari per rendere la storia così interessante.
Ringrazio ancora una volta Andrea Romanato per avermi permesso di leggere i suoi libri e recensirli.
A presto
Valentina

Dal blog: Libriamo...

mercoledì 27 settembre 2017

[SpinOff] Episodio 4





Sfilai dalla busta la lista protettiva, la piegai e la infilai in una delle tasche laterali della borsa. Uscii dall'ufficio, presi le chiavi dell'auto di Bart dal pavimento e andai all'ascensore. Pigiai il tasto e aspettai che si aprissero le porte, entrai e cliccai per il piano terra. Quando le porte si richiusero sentii le gambe pesanti, dovetti tenermi alla sbarra poggia braccia per restare in piedi, l'adrenalina che avevo stava sparendo. Avevo ucciso una persona a sangue freddo e l'unica cosa a cui pensavo era quale sarebbe stata la prossima.
Posai a terra la borsa e guardai la lista e in capo a tutti i nomi c'era quello di Joseph Miller, il padre di Bart.
“Uccidere un governatore, darebbe un segnale forte ai più codardi. In questa città il potere politico non ti salva. Mica male.” pensai, e poi se copriva gli affari di suo figlio allora era anche lui da condannare, considerando che era un uomo praticamente intoccabile dalla legge.
Rimettei al sicuro la lista e ripresi in mano la borsa, le porte si aprirono e uscii dall'ascensore mantenendo più naturalezza possibile nella camminata. Attirare l'attenzione in quel momento con tutte quelle prove nella borsa significava la fine dei giochi.
Oltrepassai la reception dell'albergo e senza guardare nessuno uscii dalla porta principale. Proseguii verso il parcheggio e mi diressi verso la Zonda di Bart. Presi le chiavi e premetti il pulsante della serratura, le frecce direzionali lampeggiarono con il classico suono di una macchina che si apriva.
Salii nella macchina e misi in moto “Di sicuro è più divertente guidarla che fare da passeggero.” pensai mentre facevo rombare il motore.
Uscii dal parcheggio il più velocemente possibile e mi diressi verso casa. Durante tutto il tragitto tremai per il costante abbassamento di adrenalina nel corpo. Uccidere qualcuno era decisamente più intenso di rubare un'auto costosa.
Il cielo si stava già schiarendo quando arrivai a casa, parcheggiai l'auto in garage e lo chiusi a chiave. Entrai i casa e gettai la borsa di plastica ormai piena di sangue nella pattumiera, andai in camera e mi buttai sul letto stremata.
Mi risvegliai a mezzogiorno, aver dormito otto ore filate non aveva sortito nessun effetto, ero più stanca di quando non lo fossi prima di dormire. Controvoglia mi alzai e andai in bagno, mi lavai la faccia e i denti, poi mi cambiai con un paio di jeans e una maglietta.
Tornai in cucina, presi il sacchetto e lo portai in giardino. Presi un bidone della spazzatura all'esterno, lo portai in giardino, lo riempii con pezzi di legno e cartoni di pizza, innaffiai tutto con della benzina e diedi fuoco al tutto con dei fiammiferi. Quando il fuoco diventò abbastanza vivace buttai il sacchetto degli indumenti sporchi e la borsa vuota usata ieri sera. Attesi finché non riuscii a ridurre tutto in cenere.
Quando finalmente avevo finito mi rilassai, ogni prova schiacciante contro di me era stata distrutta, non avevo più motivo di temere ripercussioni da parte della polizia.
L'unica cosa che ancora mi collegava a Bart era la sua Zonda. Fortunatamente sapevo benissimo come sbarazzarmene in modo sicuro e retribuito attraverso il mercato nero.
Feci colazione con un tramezzino e portai l'auto da un ricettatore di mia conoscenza in una officina nella zona industriale. Gomes era un uomo in carne originario del Messico, sempre sorridente e sempre sporco di qualcosa. Era sempre sotto a un motore o a un'auto, ma in ogni caso era il migliore della città in fatto di ricettazione di auto.
Appena mi vide si mise una mano tra i pochi capelli che aveva - E questa da dove cazzo arriva? - di solito Gomes non era il tipo da troppe domande ma quella volta doveva, quella Zonda scottava.
Apri la portiera - Da un donatore anonimo. Meglio che tu non sappia altro. -
- D'accordo! Meglio non sapere. - alzò le mani sorridendo, poi cambiò espressione - Ho saputo di tuo zio Mei, condoglianze. -
- Lascia perdere... - tagliai bruscamente corto, non ero in vena di cordogli - Quanto mi dai per questa perla? - gli chiesi.
Lui la guardò e girò tutto il perimetro in cerca di imperfezioni o altro - Non lo so, forse duecentocinquanta mila - mi fece infine. Sapevo che stava cercando di fare la cresta e lo fissai per svariati secondi senza dire nulla - E va bene facciamo trecentocinquanta mila. Cavolo ragazza, sei terrificante quando fissi la gente in quel modo! -
- Meglio, senti ho anche un'altra richiesta da farti. - gli proposi.
- Certo, dimmi pure e vedrò di accontentarti. - sembrava entusiasta di quella proposta.
- Mi serve una pistola! - decretai.
Lui fece la faccia sorpresa - A chi hai pestato i piedi stavolta? No, lascia perdere non voglio saperlo. Vieni andiamo nel mio ufficio. - mi fece il segno di seguirlo.
L'ufficio di Gomes era un banco da lavoro pieno di attrezzi, carte sparse e alcuni strofinacci sporchi di olio. Sulle pareti c'erano ancora i calendari delle pin up degli anni novanta.
Gomes aprì un armadietto pieno di armi e me ne mostrò due - Una classica nove millimetri, o forse vuoi una revolver sei colpi? - mi chiese con un sorriso.
Una glock nove millimetri aveva diciassette colpi mentre la revolver solo sei la scelta era semplice - La nove millimetri andrà bene. Scala tutto dal pagamento per la Zonda, due caricatori pieni e un silenziatore compresi. gli risposi.
Lui fece la faccia di uno che era stato appena fregato, ed era così. Ma mi serviva quell'arma per quello che avevo in mente. Far fuori una persona di quel calibro richiedeva l'esperienza e la freddezza di un soldato scelto.
Gomes mi diede l'arma e tutti i proiettili che li avevo chiesto con riluttanza - I soldi te li invio nel solito conto offshore... - si fermò un istante a guardarmi - Non so cosa tu abbia in mente e non mi interessa, ma sta attenta. - mi diede una pacca sulla spalla.
Gli sorrisi - Tranquillo! -
Dopo aver concluso l'affare tornai a casa in autobus. Per tutto il viaggio usai il cellulare per trovare informazioni su ogni nome della lisa nera nelle mie mani. Tra i nomi c'erano trasportatori, spacciatori, ricettatori, e membri di spicco di una banda di motociclisti, i No Mercy. Per alcuni nomi invece non ero riuscita a trovare nulla.
Appena tornata a casa mi buttai di nuovo sotto la doccia e mi vestii con un paio di short e una maglietta nera con le maniche corte. Aspettai la sera e con l'autobus andai agli uffici del governatore, sapevo già che la sicurezza in quel palazzo era molto bassa, portare una pistola nella borsetta durante un giro culturale era semplice, nessuna guardia controllava i turisti.
Durante l'ultimo giro della giornata passammo davanti agli uffici di ogni dipendente dell'edificio, compreso quello de governatore schernito di sorveglianza. Senza farmi vedere forzai la serratura, entrai nella stanza e la richiusi dietro di me a chiave con il grimaldello.
“Come previsto non c'è nessuno!” esultai.
Evitando di accendere la luce cercai ovunque, una qualche prova per inchiodare quel bastardo, ma non trovai nulla. Aprii tutti i cassetti della scrivania in mogano e finalmente trovai qualcosa, una revolver calibro quarantacinque carica.
Aprii il tamburo e levai tutti i proiettili, poi portai una poltrona in una angolo scuro della stanza a destra della porta, mi sedetti e aspettai pazientemente.
Verso mezzanotte il governatore Miller rientrò in ufficio e, senza accorgersi della mia presenza, si sedette alla poltrona della scrivania sospirando e osservando il panorama dalla finestra. Non accese nemmeno la luce.
- Un centesimo per i tuoi pensieri, Joseph. - esordii.
Lui girò la poltrona rotante sorpreso - E tu chi sei? Chi diavolo ti ha fatta entrare? - sbraitò.
Sorrisi avevo ancora una volta il controllo - Nessuno. Sono qui per chiederle una cosa. -
Lui si guardò attorno - Cos... e va bene fammi questa domanda! - sospirò.
- Perché? - tirai fuori dalla borsa alcune foto che avevo preso nell'ufficio di Bart e gliele lanciai sul tavolo - Perché ha coperto un mostro del genere? -
Appena vide le immagini sgranò gli occhi - I-io... - scrollò la testa - Io no so di cosa sta parlando signorina! - rispose con voce ferma.
Lo guardai negli occhi. Nulla, in quel modo non avrei ottenuto nulla. Trai fuori la pistola e gliela puntai contro - Perché hai permesso che uccidesse tutte quelle ragazze? -
Lui alzò le mani intimorito - Senti, sono appena andato ad identificare mo figlio all'obitorio. Sono esausto e... e ho voglia di farmi un goccio. Ne vuoi anche tu, sembri averne bisogno? - chiese abbassando leggermente le mani verso il cassetto della scrivania.
- Volentieri! - esclamai - Ma ti avverto, è scarica! - gli sorrisi.
Joseph si rialzò deluso dalla mia risposta e fece un profondo respiro - Era mio figlio. Se si fosse saputo che era un tale mostro perverso la mia carriera politica sarebbe finita prima ancora d cominciare. - rispose alla fine.
Rilassai le spalle e abbassai la pisola - Quindi è così... - sospirai guardando nel vuoto.
“Era solo questione di affari!” pensai amareggiata.
Rialzai la pistola e premetti il grilletto. Una volta e lo colpii al petto, due volte e lo colpii alla spalla, tre volte e lo colpii accanto alla prima, quattro volte e lo colpii al collo, cinque volte e lo colpii in un occhio.
Rimisi la pistola nella borsa e uscii dal palazzo dal retro, nessuno aveva sentito nulla, nessuno si era accorto della mia presenza. Il governatore Joseph Miller era stato assassinato per aver anteposto la sua carriera alle cure e alle vittime di suo figlio Bartolomew. Alla fine il sangue sparso da suo figlio aveva macchiato indelebilmente anche lui.





Per chi volesse contribuire in questo modo all'editing dei libri: Grazie mille.



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