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martedì 30 maggio 2017

[Oneshot] Episodio 9






 26 Marzo 1956


Nei due giorni successivi Samari era riuscita a tornare a casa e io ero riuscita con qualche difficoltà ad evitare Joseph. Speravo di non vederlo più e lasciargli vivere la sua vita. Il terzo giorno però si presentò davanti al bancone.
- Tu non ti arrendi mai? - sbuffai infastidita.
- Con te? No, mai! - rispose Joseph tirando fuori del denaro.
- Perché non mi lasci in pace? - continuai strappandogli i soldi dalle mani.
- Perché io... - cercò di dire ma fu fermato dall'abbraccio di un uomo di trent'anni.
L'uomo aveva un vestito nero e un cappello alla modo di quel tempo, sul viso aveva una cicatrice lungo tutta la guancia. Sembrava averne passate tante in gioventù.
- Porca troia! Sei Deraneau? Il nostro piccolo Joseph Deraneau? Cristo santo, sei diventato un uomo. Ma guardati. - gli urlò strattonandolo.
- Jackson... - lo salutò Joseph.
- Come te la passi nel mondo che abbiamo contribuito a creare? - continuò Jackson.
- Sono venuto a trovare una persona a me cara. - rispose togliendo lo sguardo da me.
Per un attimo mi sentii imbarazzata, sembrava stesse parlando di me ma scacciai quel pensiero. Preparai un caffè a Joseph e glielo misi davanti. - Vi - Mi schiarii la voce. - Vi conoscete?
L'uomo mi guardò incredulo. - E tu conosci questo qui? Amico, hai fatto tombola è davvero un angelo questa ragazza. Comunque, tesoro, sì conosco il tuo fidanzato. - mi sorrise.
- Non è il mio... fidanzato! - ero ufficialmente in imbarazzo.
- Sì, come no. - Poi si avvicinò a me. - Vuoi sapere un segreto? Questo piccolo stronzetto cagato male ha salvato la vita a me e ad altri cinquecento figli di puttana massacrando un intero battaglione tedesco durante lo sbarco in Europa. Ha fatto il giro largo, ha scalato la costa a strapiombo e ha preso alle spalle quei merdosi nazisti armato solo di una spada. Deraneau, che tipo di spada era? - gli chiese infine.
Joseph mi guardò per un istante ma poi voltò lo sguardo. - Una sciabola settecentesca della mia famiglia, ma avevo anche un pugnale dell'esercito rubato da un cadavere. - provò a giustificarsi, come se avere un coltello in più potesse cambiare la prospettiva.
- Andiamo, non fare il modesto. Hai eliminato cento di quei bastardi compresa una mitraglietta puntata su di noi, e avevi solo undici anni. Ci hai letteralmente salvati. Sei un eroe. - continuò a elogiarlo Jackson.
Io ero rimasta stupefatta da quella storia, mi sembrava di sentire una delle battaglie di Evaline e della sua incredibile abilità nel maneggiare la sua Honjo Masamune.
Avevo lo sguardo fisso su Joseph quando sentii uno sparo. Mi girai d'istinto e vidi Cecilia cadere a terra, non si muoveva e la chiazza di sangue era enorme. Mi misi una mano sulla bocca per evitare di gridare. Poi spostai lo sguardo verso chi aveva sparato: erano cinque individui con dei passamontagna neri sulla testa e armati di fucili e pistole. Notai che uno di loro era una donna dal formoso seno e dalla voce. I clienti cominciarono a urlare.
Uno dei rapinatori sparò in aria. - Fate silenzio, questa è una cazzo di rapina.
Un altro rapinatore puntò la pistola verso Mandy. - Avanti troia, svuota la cassa. Veloce. - le intimò. Lei presa dal panico aprì la cassa e comincio a riempire il sacco che il rapinatore le aveva dato.
Quello che aveva sparato a Cecilia si avvicinò a noi tre assieme a un suo collega che mandò in cucina. Subito dopo udii due spari e il rapinatore tornò in sala coperto di sangue.
- Tu, con l'abito elegante, levati dal cazzo. - gli fece il capo dei rapinatori.
Jackson mi fece l'occhiolino. - E se non volessi?
L'uomo gli puntò la pistola alla testa. - Se non ti levi dai coglioni ti spappolo quel cervello da bianco che ti ritrovi.
Jackson alzò le mani e guardò Joseph che a sua volta mi fece un cenno verso il coltello lungo sul tagliere dietro di me.
Poi Jackson si alzò dallo sgabello e si girò verso il rapinatore. - Quindi sei uno dei sostenitori di quel King, eh?
- Sta zitto, bianco! - gli sbraitò.
- Okay, amico. Ma sai che c'è? Io non credo che il tuo grande eroe vorrebbe che ti comporti come un prepotente. Uccidere bianchi non farà altro che istigare odio verso di voi, no? - provò a calmarlo.
- Ho detto: sta zitto! - e l'uomo tirò indietro il cane della pistola.
- Okay. - rispose Jackson e si ammutolì per qualche secondo finché l'uomo non si distrasse da un altro cliente. - Ehi, senti dovrei fare una pisciata, come faccio?
- Cos... - Il rapinatore non riuscì a finire la frase, Jackson gli aveva tirato un pugno in faccia.
Il rapinatore cadde a terra tramortito, io presi il coltello, lo lanciai verso Joseph dalla parte del manico e lui lo afferrò al volo mettendosi in guardia. Un secondo malvivente, quello che aveva sparato in cucina, si gettò su Jackson che cercò di prendergli la pistola. Nella colluttazione partì un colpo che trapassò il cranio d Jackson sparpagliando materia cerebrale sul pavimento, fortunatamente la traiettoria del proiettile era verso l'alto e non colpì nessun altro.
Gridai dall'orrore, poi guardai Joseph: era in preda all'ira e tremava. Un secondo dopo si scagliò l'assassino del suo amico che preso alla sprovvista provò a rialzare la pistola, ma Joseph era stato più veloce. Con un taglio netto e preciso gli recise la carotide.
Il capo dei rapinatori si riprese e alzò la pistola verso Joseph, ma lui, sfruttando una rotazione su se stesso, riuscì a conficcargli la lama nell'orbita destra.
Gli altri tre, presi dal panico, scapparono lasciando le armi a terra. Joseph disincastrò il coltello dalla testa del cadavere e corse all'inseguimento.
- Mandy, chiama la polizia io cerco di fermare Joseph. - provai a dirle ma sembrava catatonica. - Ehi, Mandy. La polizia. Subito. - la strattonai.
Quando vidi che si stava riprendendo mi tolsi le scarpe e corsi fuori. Superammo Canal Street ed entrammo nel territorio della comunità cinese. I piedi mi facevano male ma continuai a correre per le viette interne ma non trovammo nulla. Per un attimo io e Joseph pensammo fossero spariti, poi sentimmo delle urla a poche vie da dove ci trovavamo noi.
Con un ultimo sforzo raggiungemmo il vicolo dove trovammo due cadaveri decapitati e due teste avvolte dai passamontagna. La ragazza era in fondo al vicolo circondata da due persone: un uomo e una donna.
- Ehi, voi. Fermi, non fatele del male. - urlai.
I due si girarono verso di me, erano asiatici e uno più grande dell'altra, la ragazza aveva una katana con il fodero bianco e il suo viso era bellissimo. - E voi chi siete? - chiese.
Osservai la spada riconoscendola subito, era la Honjo Masamune. - Tu sei Akemi... - sussurrai. Ne avevo sentito parlare da Kaileena ma non mi sarei mai immaginata di poterla incontrare.
- Come sai il mio nome? - continuò a chiedere.
Joseph si mise davanti a me. - Io mi chiamo Joseph e lei è Tess. Volevamo catturare... ehm, quei rapinatori. I loro compari hanno appena ucciso un mio conoscente. - spiegò.
Akemi lo guardò attentamente. - Non stai dicendo tutta la verità.
Il ragazzo cinese mise una mano sulla spalla di Akemi. - Due sono lì e la terza e là. Sono tutti vostri. - e ci lasciarono passare.
Appena riuscii ad avvicinarmi notai subito che il ragazzo era affetto da strabismo su un occhio. - Mei? - feci stupefatta.
Non conoscevo il vecchio Mei come Evaline e gli altri ma sapevo che per loro era stata una tragedia quando era morto nel Massacro della Città dei Morti. Da quello che avevo intuito era un membro esterno della congrega nonché un punto di riferimento per tutti.
- Va bene, ne ho abbastanza. Ora mi spieghi chi sei e perché conosci i nostri nomi? - continuò Akemi. Il suo carattere assomigliava molto a quello di Kaileena, e la cosa mi fece un po' sorridere.
- Sono una che sa molto del futuro... - mi sbrigai a rispondere. Akemi guardò Mei ma non mi disse nulla.
Andai vicino alla rapinatrice ma quando la guardai negli occhi riconobbi subito di chi erano.
- Perché, Samari? - le chiesi. Mi sentivo tradita, le avevo offerto un tetto e un letto, l'avevo consolata, le avevo dato la mia fiducia e li l'aveva gettata via.
Samari si tolse il passamontagna. - Il Reggente me lo ha imposto, non potevo rifiutare o ti avrebbe uccisa. Mi dispiace tanto. - Era in lacrime ma io non riuscivo a sentire se mentiva.
- E chi è questo Reggente? - continuai. Lei abbassò lo sguardo e non rispose.
Mi girai verso Joseph. - Dice la verità?
- Sì. - rispose. Sospirai, dovevo fare quella che andava fatto e la cosa mi faceva ancora più male.
In quel momento sentii una mano sulla spalla. - Sei un Oracolo? - mi chiese Akemi.
- Qualcosa del genere... - le risposi senza togliere gli occhi da Samari.
Dopo un paio di minuti Mei andò a chiamare la polizia che prese in custodia Samari e la portò in prigione con l'accusa di rapina e duplice omicidio. Mei e Akemi erano già spariti da tempo e Joseph si liberò del coltello, non che servisse in quel periodo: se eri un bianco contro un nero tu avevi ragione a priori anche con l'arma del delitto in mano.



Per chi volesse contribuire in questo modo all'editing: Grazie mille.



Libri Precedenti.

giovedì 25 maggio 2017

Recensione Del Blog: Mare di Inchiostro

Titolo:  Lonely Souls – La guerra occulta delle streghe

Autore: Andrea Romanato
Editore: Amazon Media EU S.r.l.
Data di pubblicazione:  27 marzo 2017
Genere: Fantasy
Pagine: 198
Formato: Ebook €0,99  – Cartaceo €9,99

Sinossi:

Nel Quartiere Francese cinque streghe vengono inseguite da alcuni individui. Erik e il suo gruppo riescono a salvarne due in extremis, un uomo e una bambina di undici anni. In seguito si scopre che la bambina, Thessa, è una Matriarca e che qualcuno le dà la caccia. Erik decide di nasconderla temporaneamente nel Quartiere ma, tornando a casa dal secondo rifugio, il gruppo viene ostacolato da una strega in preda al delirio.
Qualcosa si nasconde dietro a questi eventi che scateneranno una guerra tra congreghe nella città di New Orleans. Sangue e terrore attendono la congrega di Erik ma, soprattutto, dovranno affrontare un nemico mortale quanto imparziale: il destino.

Recensione a cura di Matteo Pratticò:

Andrea Romanato torna con Lonely Souls – La guerra occulta delle streghe, seconda parte della saga urban fantasy autopubblicata e disponibile su Amazon.
La storia riprende poco tempo dopo da dove l’avevamo lasciata a New Orleans, in un clima sempre più instabile (a causa degli eventi accaduti nel primo volume) tra le varie congreghe che dimorano in gran segreto nella città. Erik Crane ritorna come protagonista, ancora nei panni della strega Evaline e a capo di una congrega composta dai suoi amici più cari. Questa improbabile famiglia, pur tentando in ogni modo di vivere alla larga dagli affari altrui, si ritroverà al centro di un nuovo conflitto tra le streghe che rischia di devastare la città, se non il mondo intero. Le ragioni della guerra risiedono nella piccola Thessa, Matriarca dai grandi poteri che fanno gola a molti tipi poco raccomandabili. Erik/Evaline si troverà quindi a scendere in campo insieme alla sua squadra, inizialmente per tirarsi fuori da guai, poi per salvare tutti dalla rovina imminente. Tra la furia degli elementi e paradossi temporali, le streghe di New Orleans si batteranno affinché la città continui a reggersi in piedi, e forse a permettere a un pianeta intero di continuare a ruotare intorno al sole.
“Che vuoi farci? Siamo streghe, siamo fatte così”
La risposta di Erik/Evaline alle provocazioni del nemico al quale ha scelto di pestare i piedi appare netta e precisa, incurante della situazione critica. L’autore arricchisce infatti questo episodio con il tema dell’eroismo: la scelta dei Nostri di fare la cosa giusta e sfruttare le loro capacità a fin di bene, per salvare la situazione e la vita di tutti. Per quanto Evaline appaia dura, sarcastica e permalosa, nel profondo ha un cuore tenero che gli impedisce di voltare le spalle alla gente in pericolo, e pur di salvarla non esita a macchiarsi del sangue del nemico. Fonte d’ispirazione per l’autore sono palesemente gli eroi del cinema e del fumetto contemporaneo, quali Ash, l’Uomo Ragno e Deadpool, che omaggia attraverso le loro più celebri citazioni.
“Atterraggio da supereroe! È sempre una figata da vedere ma è un vero supplizio per le ginocchia, credetemi.”
Sebbene la narrazione in prima persona estremamente dettagliata non convinca fino in fondo, il romanzo continua nel suo insieme ad essere godibile e avvincente. La guerra occulta delle streghe è senz’altro un buon proseguimento della storia, che lascia spazio per avventure future.
stella04


Dal blog: Mare di Inchiostro

martedì 23 maggio 2017

[Oneshot] Episodio 8





24 Marzo 1956


Per metà del tempo Samari non aveva detto una parola sul motivo per cui era stata cacciata di casa, ma per il resto era stata una coinquilina perfetta. Una sera riuscii a farle sputare il rospo: era andata a una manifestazione sugli abusi a danno dei neri che purtroppo è sfociata in uno scontro fisico con le forze dell'ordine della città, ci sono stati tre morti e centinaia di feriti sopratutto tra i manifestanti.
Riuscii miracolosamente a mantenere il lavoro anche se il mio capo mi trattava con sufficienza e mi faceva il triplo delle mie colleghe ma in cambio non aveva più parlato della mia vita privata.
Quell'uomo fa tanta scena ma se gli urli addosso la maschera cade, avevo pensato quando ero tornata alla locanda.
Era ormai una settimana che lavoravo e il rapporto con Cecilia e Mandy erano ancora tesi anche se tornarono subito a parlarmi.
L'ora di punta di quel giorno era particolarmente affollato e all'inizio ci non feci caso ma un ragazzo era entrato nella sala. Con i capelli corti non lo avevo riconosciuto visto che di solito li portava lunghi e legati con una coda.
Quando il ragazzo arrivò al bancone mi porse i soldi per ordinare e mi disse: - Vorrei una birra scura per cortesia.
Osservai le sue mani, erano piene di cicatrici di tagli, una in particolare mi fece sussultare: era un taglio che percorreva tutto il palmo destro risalente alle seconda guerra mondiale. Alzai lo sguardo e i miei dubbi diventarono certezze: alto, prestante dai capelli castani mossi e penetranti occhi azzurri.
Per qualche secondo rimasi imbambolata a fissarlo. Sexy, arrossii. Poi mi schiarii la voce e tornai in me. - Cosa ci fai qui?
Lui mi sventolò i soldi davanti agli occhi. - Per una birra...? - mi sorrise confuso.
- E hai attraversato l'oceano solo per bere la schifosa birra annacquata che serviamo qui? - replicai. Non riuscivo a credere che fosse davvero venuto a cercarmi.
Il ragazzo si guardò attorno. - … Sì!
Scrollai le spalle, presi un bicchiere e lo riempii di birra e gliela misi davanti. - Ecco a te. Buona fortuna. - e presi i sodi.
Lui mi sorrise. - Perché?
Era rimasto il ragazzo che mi aveva salvato in Scozia e stranamente la cosa mi dava sui nervi. Molto spesso avevo pensato che mi avesse considerata come una sorella minore. Mi ha sempre trattata come una bambina anche quando ormai ero diventata adulta.
Gli diedi il resto. - Per il fegato. - lo schernii e tornai a lavorare.
Per tutto il tempo era rimasto seduto ad un tavolo a guardarmi e a sorridermi quando incrociavamo lo sguardo. Sembrava un teenager alla prima cotta.
- Ma chi è quello, ti sorride in continuazione? - mi chiese Mandy.
- Uno che conosco. - le risposi mentre servivo l'ennesimo cliente.
Cecilia dalle mie spalle. - Credo che lui voglia conoscerti di più.
- Sì come no. Fidatevi, non è quel il tipo di persona. - Quando lo dissi un po' mi rattristai.
- Se non lo vuoi tu, me lo prendo io. È così carino. - sospirò Mandy.
- Non se arrivo prima io. - replicò Cecilia.
Sbuffai. - La piantate voi due?
Entrambe si misero a ridere come se la discussione di alcune settimane prima non fosse mai avvenuta. La cosa mi faceva ancora arrabbiare quindi non risposi.
Cecilia e Mandy continuarono a fare battutine sceme e a ribadire quanto fosse carino. Come se non lo sapessi, pensai amareggiata.
Quando finii il turno il ragazzo si alzò e uscì aspettandomi davanti all'entrata principale. Io andai in spogliatoio e mi cambiai. Sapevo che il momento per la ramanzina sarebbe arrivata. Tornai in sala e salutai.
- Mi raccomando, lasciane un po' anche per noi. - ridacchiò Mandy. Cecilia stava ridendo.
Alzai gli occhi al cielo e uscii.
- Ciao, Tess. - mi fece il ragazzo appena mi vide uscire.
- Ciao, Joseph. - risposi.
- Vedo che stai bene. - continuò.
- Già... - Non sapevo che dire e guardai in basso imbarazzata. Poi presi un profondo respiro, lo guardai negli occhi e riproposi la domanda: - Che cosa ci fai qui?
Joseph sbuffò. - Davvero me lo chiedi? Sono qui per te. Mesi fa sei scappata lasciandomi da solo, poi ho notato alcuni ritagli di giornale di questa città e sono partito. - mi rispose.
- Capisco... - Era cosi preoccupato che ha frugato tra le cose che avevo lasciato a casa sua.
- Io no. Perché sei scappata senza dirmi niente? - mi chiese.
Tolsi di nuovo lo sguardo, mi sentivo in colpa. - Io sono nata qui. Questa è casa mia e qui c'erano i miei amici, la mia famiglia. Dovevo sapere se c'erano ancora, dovevo vedere con i miei occhi, capisci? - Avevo un nodo alla gola, ripensai a Evaline e agli altri ma scacciai subito quell'immagine dalla mia mente.
- Avresti dovuto dirmelo. Ti avrei aiutata. - mi rimproverò Joseph.
- Non hai capito, allora. Non volevo coinvolgerti e nemmeno farti entrare nel mio mondo. È troppo pericoloso. - gli urlai.
Dopo avermi salvata quella notte di otto anni prima, per lui era stata dura. Incubi della guerra, scatti d'umore improvvisi, giorni in cui spariva, altri in cui non riusciva ad alzarsi dal letto. Farlo entrare nel mondo delle streghe era l'ultima cosa che volevo fare.
Non voglio perdere anche lui, non lo sopporterei, mi meravigliai di quel pensiero e il mio cuore cominciò a palpitare più forte di prima.
Lui mi guardò confuso. - Tess, ma io... - tentò di replicare.
Io feci un gesto con la mano per farlo stare zitto, mi girai e me ne tornai a casa ignorando Joseph che continuava a chiamarmi per farmi tornare indietro.



Per chi volesse contribuire in questo modo all'editing: Grazie mille.



Libri Precedenti.


domenica 21 maggio 2017

Lonely Souls: La guerra occulta delle streghe

Nel Quartiere Francese cinque streghe vengono inseguite da alcuni individui. Erik e il suo gruppo riescono a salvarne due in extremis, un uomo e una bambina di undici anni. In seguito si scopre che la bambina, Thessa, è una Matriarca e che qualcuno le da la caccia. Erik decide di nasconderla temporaneamente nel Quartiere ma, tornando a casa dal secondo rifugio, il gruppo viene ostacolato da una strega in preda al delirio.
Qualcosa si nasconde dietro a questi eventi che scateneranno una guerra tra congreghe nella città di New Orleans. Sangue e terrore attendono la congrega di Erik ma, soprattutto, dovranno affrontare un nemico mortale quanto imparziale: il destino.
2.99 cbook e 9,99 cartaceo.

Lonely Souls: Le streghe di New Orleans

Lonely Souls: Le streghe di New Orleans a soli 2.99 per ebook e 9,99 per il cartaceo.

Sinossi
Il protagonista è un ragazzo newyorchese, Erik Crane, che si ritrova mezzo morto dopo aver subito un'aggressione da parte di alcuni individui nel tentativo di salvare una ragazza. Quest'ultima gli sussurra delle parole incomprensibili e lui sviene. Quando si risveglia si rende conto di essere nel corpo di una ragazza di nome Evaline e che si trova a New Orleans. Un anno dopo, tornando a casa da lavoro, aiuta un'altra ragazza da un aggressore maniaco armato di machete. Quell'incontro e quella ragazza segneranno per sempre la vita di Erik, trascinato sempre di più nel mondo segreto delle streghe e delle loro sanguinose leggi.






mercoledì 17 maggio 2017

[Oneshot] Episodio 7



10 Marzo 1956
Erano passati anni da quella tremenda notte, ormai avevo vent'anni e avevo deciso di trasferirmi a New Orleans. Ero letteralmente scappata da Joseph, non perché mi trattasse male, ma perché avevo bisogno di risposte concrete e di vedere il Quartiere con i miei occhi. Quando provai a visitare la casa di Evaline mi aprirono una famiglia benestante che non conoscevo, in quel momento capii che Evaline, Tiffany, Kaileena, Jolene e Francis non erano ancora nati e mi abbandonai nello sconforto.
Per settimane restai in camera a piangermi addosso, poi, però, mi ripresi. Ero alloggiata da quattro mesi in un appartamento vicino Canal Street e avevo trovato un lavoro in una locanda di Bourbon Street. La paga faceva schifo quanto i mio datore di lavoro, un uomo vecchio, grasso, affetto da calvizie e perennemente sudato. Sbraitava in continuazione ordini e ci costringeva a lavorare con i tacchi, cosa mi che distruggeva le caviglie.
- Tess! Tess! - Una mano mi toccò delicatamente la spalla, mi voltai e vidi il volto di una donna sulla trentina. - Ehi, mi senti? Devi portare questi al tavolo due.
- Sì, scusa, Cecilia. Ero sovrappensiero. - le sorrisi e mi affrettai a servire.
Un'altra collega mi si avvicinò. - Sai che se batti la fiacca quel ciccione sgriderà a tutte, vero?
- Mi dispiace... - risposi.
Lei sospirò. - Non dispiacerti, lavora!
Da un lato aveva ragione, era l'ora di punta e i clienti erano molti. Il lavoro era mal pagato e stressante ma era meglio di niente.
Verso le tre del pomeriggio la clientela se ne era andata tutta e c'era un momento di calma piatta, quindi mi sedetti su uno sgabello del bancone. Mi guardai attorno per essere sicura che non ci fosse nessuno e mi tolsi le scarpe. Avevo i piedi gonfi e doloranti, più del solito.
- Cosa avevi per la testa oggi? - mi chiese la collega che mi aveva rimproverata.
- Nulla. Stavo solo pensando ai mie amici. - le risposi.
Lei si sedette accanto a me. - Ti mancano?
- Tu non immagini quanto. - sorrisi nervosa.
- E come mai gli hai lasciati per venire in questa piccola città? - mi chiese Cecilia appoggiata alla scopa.
Io la guardai negli occhi. - Fidati, se te lo dicessi non mi crederesti.
La donna sorrise confusa.
- E da quanto non li vedi? - continuò l'altra collega.
- Sono anni ormai. Poi ho incontrato un altro amico che alla fine ho dovuto lasciare per poter tornare a casa. - Quell'affermazione mi fece venire un nodo alla gola. Piantare in asso Joseph in quel modo, senza avvisarlo, mi vennero i sensi di colpa.
Cecilia si mise a ridere. - Tesoro, questa città è piena di mafiosi, negri, musi gialli e italiani mangia spaghetti. Le puttane girano per strada alla luce del sole e gli spacciatori sembrano i padroni dei quartieri. Ma quando New Orleans ti entra dentro non c'è amore che tenga, lei vincerà sempre su tutto.
Sorrisi, era vero, sentivo un legame con questa città, come se il mio compito non fosse ancora finito e dovessi servirla in qualche modo. Mi massaggiai i piedi per alleviare il dolore e il gonfiore, il turno non era ancora finito. Mi rimisi le scarpe e cominciai a spazzare per terra aiutando le mie colleghe.
Dopo una decina di minuti la porta si aprì e una ragazza di colore entrò nel locale. Aveva la mia età gli occhi neri, i capelli castano scuri e lunghi con l'acconciatura rasta e piena di lentiggini sul volto.
- Samari, che ci fai qui? - le corsi in contro.
- Ciao, Tess. Mi serve aiuto e non sapevo a chi chiedere. - mi rispose agitata.
Samari l'avevo incontrata pochi mesi prima, era ferita per colpa di alcuni aggressori e io le avevo prestato soccorso. Dopo quell'evento riuscimmo a vederci solo in un altro paio di occasioni.
- Cos'è successo? - le chiesi.
- Mio padre mi ha buttata fuori casa. Ha detto che ho raggiunto il limite e che se non volevo sottostare alle regole dovevo andarmene subito, ed eccomi qua. - mi spiegò.
L'abbracciai. - Tranquilla.
- Non ho più niente, Tess. Niente vestiti, niente soldi. Niente. - cominciò a piangere.
Cercai un aiuto da parte delle mie colleghe di lavoro ma ricevetti solo sguardi misti tra il confuso e il disgustato. Per un istante mi chiesi perché si comportassero così poi ripensai agli anni in cui vivevo: essere neri in quel periodo significava essere peggio dei ratti di fogna.
Le presi le guance e la guardai negli occhi. - Tranquilla. Verrai a stare da me. Va bene?
Lei fece di sì singhiozzando.
Cecilia da dietro il bancone borbottò: - Sei troppo buona, Tess.
Mandy, l'altra collega invece: - Se tutti i suoi amici sono così...
Da una parte compativo quel modo di pensare nato dall'ignoranza e dall'intolleranza ma dall'altra provavo rabbia. Pochi minuti prima mi parlavano amichevolmente e poi borbottavano alle nostre spalle.
- Che cazzo succede la fuori? - urlò un uomo dalla cucina. Subito dopo il capo della locanda aprì bruscamente la porta ed entro in sala. Appena mi vide la sua espressione cambiò e diventò paonazzo dalla rabbia. - Che cosa ci fa questa negra nel mio ristorante?
Di nuovo quella parola, pensai mentre mi montava la rabbia, ma il lavoro mi serviva e ingoiai di nuovo il rospo.
Sospirai. -Va bene. Samari, vieni dai, usciamo da qui.
L'uomo mi prese per un braccio e mi riportò davanti a lui, era veloce per essere un ciccione bastardo. - Tu non vai da nessuna parte. E, guardami bene, ti ordino di non immischiarti con certa gente. Chiaro? - mi sbraitò in faccia.
Io mi divincolai dalla sua presa. - Come prego? Apra bene le orecchie perché non lo ripeterò: lei potrà anche farmi lavorare mattina e sera con i tacchi alti e pagarmi una miseria. Ma non si azzardi mai più a dirmi cosa fare nella mia vita privata. E se mi tocca di nuovo la denuncerò per molestie sessuali. - gli urlai furiosa fissandolo negli occhi.
Quando notai una lieve indecisione da parte sua, presi Samari e feci per uscire. Mi girai un attimo e guardai le mie colleghe. - E voi due vergognatevi. - Poi uscii dalla locanda.





Per chi volesse contribuire in questo modo all'editing: Grazie mille.



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giovedì 11 maggio 2017

Intervista nel blog: La biblioteca di mary.




1-Chi è Andrea nella vita reale?Come ti descriveresti?

È un ragazzo geniale dal quoziente intellettivo molto alto, dalla spiccata padronanza della lingua italiana e da un senso della trama costruttivo e per nulla noioso...
Eh, volevi!? E invece no.
Sono un ragazzo normalissimo a cui piace uscire (quando ha tempo), vedere film, leggere fumetti e manga e seguire serie tv, oltre a scrivere e inventare storie ovviamente.

2-E Andrea scrittore,cambia o la medesima persona?

È la stessa persona della vita reale solo più sadica, contorta, e molto probabilmente un serial killer infallibile (tanto uccido solo personaggi inventati). Insomma il me scrittore abita nel lato oscuro della mia mente e, per fortuna, sulla carta riesce a sfogarsi.

3-Com'è iniziata la tua avventura da scrittore?è una passione che hai da sempre o è nata con il tempo?

In realtà mi piace inventare trame da quando ero piccolo. In quel periodo non avevo amici e di conseguenza durante le vicende di quelle storie sono anche maturato come persona.
Poi tra i professori ignoranti e genitori totalmente stupidi (aggrappati ai soldi e non ai sogni del loro figlio) alla fine mi sono deciso e ho iniziato a scrivere per conto mio senza avere parei altrui.


 4-Che difficoltà stai trovando come scrittore emergente?Cosa vorresti cambiasse in questo senso?

L'unica difficoltà che ho trovato è quella delle persone che non leggono, nemmeno le bozze che posto sul mio blog (che significa letteralmente che hanno la possibilità di leggere i miei romanzi gratis, ma a nessuno interessa). Mi piacerebbe avere più lettori sul blog e sullo store di Amazon dove ho pubblicato i miei libri.

5-Ora parliamo dei tuoi libri,come sono nati? da cosa o chi hai preso l'ispirazione?

Sono nati da un'idea, ovviamente. E l'idea era "inizio e vediamo dove finisce" e alla fine avevo già concluso il primo libro. Ho lasciato volontariamente molte cose in sospeso perché ho pensato "Una persona non può sapere tutto e subito di un mondo" e visto che tutti i libri che scrivo sono in prima persona mi sembrava una buona idea. Ma tutti quelli che hanno letto dicono che non approfondisco. Insomma per scoprire altre informazioni sul mondo delle streghe i lettori devono continuare a leggere. Mi spiace ma non c'è altra soluzione.
Per quanto riguarda l'ispirazione ho dato fondo ai fumetti, libri, film, manga, anime e serie che mi sono più piaciuti, infatti ci sono tantissimi riferimenti a queste cose nascosti in tutti i testi. Per quanto riguarda la struttura della saga è in pratica quella dei fumetti della Marvel Comics e Dectetive Comics con un mondo unico e personaggi ed eventi differenti ma collegai alla stessa storyline.

6-C'è qualcosa che cambieresti nelle tue storie?

No nulla. Forse vorrei avere più esperienza e più lettori per sentire le loro impressioni o i loro commenti così da aiutarmi anche nella stesura della trama.

 7-Quale tra i tuoi personaggi ami di più e quale meno?Ce li presenti?

Amo tantissimo Evaline, è una ragazza forte e intelligente che si sacrifica per dare al protagonista una possibilità di vivere la vita che ha sempre sognato.
Quello più odiato invece è quello di Valentine che risulta da subito una stronza. Però allo stesso tempo la adoro perché ha i suoi buoni motivi per agire così (no spoiler)

8-Se ti chiedessero di portare al cinema la tua storia,quali attori vedresti nei panni dei tuoi personaggi?

Rifiuterei di portarlo al cinema perché non riuscirebbero a ricreare quello che ho in mente nemmeno con undici film (la sfrecciatina a Star Wars ci sta, visto che hanno mandato alla malora decenni di fumetti e romanzi con un solo film :P ).

9-Hai altri lavori nel cassetto?

Ho appena iniziato. Muahahahahahahahahahahahahahaha. Sto già scrivendo il terzo che sarà un Oneshot su Thessa Morgan, poi ci sarà uno Spinoff su Kaileena Mine, dopo ancora un altro Spinoff su Tiffany Sanders, e poi sicuramente un Sequel della trama principale.

10-Che genere di libri leggi?preferisci italiani o stranieri?

Tutti i generi e di tutti gli autori purché sia scritto in italiano e non i dialetto o in lingua straniera.

11-Autori o autrici che più ami?

Arthur Conan Doyle, Giorge R. R. Martin (prima che ci fosse la serie tv), Tolkien (da prima dei film) e i fumetti della marvel e della D.C.

12-Scriveresti mai un libro a quattro mani?con chi?

Sinceramente, no. Ho uno stile troppo personalizzato, che poi non è nemmeno uno stile, devo ancora migliorare tantissimo in quel senso.

13-Scriveresti un altro genere,se si quale?

Già la saga di Lonely Souls è costellata di generi diversi nonostante rimanga un Urban fantasy. Scrivo quello che mi sento, quando me lo sento.

mercoledì 10 maggio 2017

[Oneshot] Episodio 6




 20 Luglio 1948


Erano passati otto giorni dall'aggressione, lentamente mi ero ripresa anche se la paura era sempre presente. Alcune volte, quando Joseph mi sfiorava, trasalivo e mi irrigidivo. Sapevo che lui non mi avrebbe mai fatto del male ma quella esperienza mi era rimasta impressa.
Nessuno si era più presentato da quel giorno. Forse hanno capito la lezione, pensai mentre leggevo uno dei miei libri. In realtà era più una speranza che un pensiero.
Joseph era addormentato accanto a me e il fuoco scricchiolava nel camino. L'atmosfera era molto tranquilla e rilassata che gli occhi non riuscivano a rimanere aperti. Stavo per addormentarmi quando udii delle urla in lontananza.
Joseph si alzò di scatto a sedere. - Sono tornati. - mi fece. Il suo volto era serio e attento, per un attimo mi ricordò Evaline. Quello sguardo mi fece riprendere dallo stordimento.
Presi il mio diario, che avevo iniziato a scrivere dopo l'aggressione, un coltello militare per difendermi, che mi aveva regalato Joseph, misi tutto in uno zaino militare e uscii velocemente. Era il piano che avevamo programmato in caso di emergenza: dovevo fuggire verso la pietra vicino al Vallo di Adriano mentre lui sarebbe rimasto a combattere. Io mi ero opposta ma lui non voleva sentire ragioni, quindi riluttante accettai.
Appena fuori di casa notai delle torce e una piccola folla inferocita. Sgranai gli occhi e mi misi a correre più velocemente che potevo verso il bosco. Speravo che Joseph potesse risolvere la situazione senza lottare, non volevo perdere anche lui.
Qualche minuto dopo udii degli spari e delle urla, la battaglia era iniziata. Mi fermai e ripensai a quando quel pazzo di Emris mi aveva portata alla festa di Halloween e aveva cercato di portarmi in un'altra dimensione. Per farlo aveva fatto diventare una ragazza, Amber, una pluriomicida: aveva ucciso venti persone per accumulare forza vitale e alla fine era stata sacrificata per il rito per l'apertura del portale dimensionale. Le ultime cinque vittime le aveva freddate con una pistola.
Tornai a correre e raggiunsi il Vallo di Adriano, lo percorsi verso est finché non trovai i punto concordato e mi sedetti sulla pietra scolpita sperando di rivedere presto Joseph.
Dopo svariati minuti ancora non era arrivato nessuno e cominciai a preoccuparmi. Ti prego, Joseph, non farti uccidere. Ti prego, continuavo a pensare mentre voltavo lo sguardo da destra a sinistra.
Un fruscio nel bosco mi fece trasalire, una figura umanoide nera si avvicinò sempre di più. - Non ti avvicinare. Chi sei? - chiesi, ma non ricevetti risposta.
Io, per sicurezza, feci per prendere il coltello dallo zaino ma la figura scattò in avanti e mi bloccò il polso. Io alzai lo sguardo riconoscendo il ragazzo che avevo di fronte, lo stesso che aveva tentato di violentarmi giorni prima.
- Eccoti qua! - fece un sorriso malefico lui. Avevo i sudori freddi e non riuscivo a muovermi, ero paralizzata dal terrore.
- L-lasciami andare... - provai a dirgli ma la voce era come bloccata.
Lui rise ancora di più. - Oh, non ci penso nemmeno. Hai un debito da pagare piccola puttanella scozzese. - Con uno scatto del polso mi torse il braccio fino a farmi girare a forza di schiena.
Provai a scalciare e a divincolarmi ma non sortì alcun effetto. Lui con l'altra mano mi alzò la gonna e io cominciai a urlare. Ero totalmente nel panico e alla mercé di quel ragazzo.
- Urla quanto ti pare, tanto qui non ti sentirà nessuno, mia rossetta selvaggia. - era eccitato e si stava slacciando i pantaloni. Ormai mi sentivo rassegnata mentre mi strappava via le mutandine e cominciai a piangere per la disperazione.
Evaline, mi dispiace tanto, dopo questo non riuscirò a mantenere la promessa, dopo quello che stavo per subire non avevo intenzione di continuare a vivere, non con quella paura e non in quell'epoca.
Poco prima di essere penetrata, udii una persona correre verso la mia direzione e sbraitare: - Che cazzo credi di fare, maiale bastardo?
Subito dopo un gemito di dolore proveniente dal ragazzo mi fece capire che era stato colpito da qualcosa, bloccando il suo tentativo di possedermi.
Io mi divincolai facilmente dalla presa e scavalcai la roccia afferrando lo zaino. Mi girai verso la persona che aveva urlato e riconobbi il viso di Joseph alla luce della luna, i suoi vestiti erano sporchi di sangue.
Joseph si gettò verso il suo avversario armato con un pezzo di legno e lo colpì ripetutamente. Ma, all'ultimo colpo, il ragazzo afferrò l'arma improvvisata di Joseph e si rialzò.
- Senza armi decenti non fai tanto il gradasso, eh? - sbraitò il ragazzo.
Joseph sembrava leggermente intimorito. Il ragazzo gettò lontano il ramo e diede un pugno al suo avversario gettandolo a terra.
Io, presa dal panico, aprii lo zaino tirai fuori il coltello. Asciai cadere lo zaino e saltai di nuovo sulla roccia per prendere lo slancio e gli conficcai il coltello nel collo del ragazzo che stava prendendo a calci Joseph.
- Questo è per l'altro giorno, porco schifoso. - gli urlai per attirare la sua attenzione.
Il ragazzo urlò di dolore e con un gesto involontario mi sferrò una sberla in volto così forte da gettarmi a terra.
Joseph, dolorante, si rialzò e afferrò il coltello, lo estrasse per poi colpire di nuovo il ragazzo al petto, che cadde in ginocchio. Joseph provò a sfilare la lama dal petto del suo avversario ma sembrava essersi incastrato nello sterno, quindi prese un sasso e lo colpì al volto.
Il ragazzo cadde a terra ma Joseph si mise a cavalcioni sopra di lui e continuò a colpirlo in volto fino a sfondargli il cranio. Lo sguardo di Joseph era quello di una persona che non aveva nulla da perdere, solo furia omicida.
Poi si fermò, prese fiato e si alzò. Rimase per un istante immobile poi cominciò a prendere a calci il cadavere.
Non sembrava più il ragazzo gentile che conoscevo, sembrava il classico mostro che perde il controllo quando distruggi qualcosa a lui caro.
Mi rialzai e lo spinsi via dicendo: - Basta! Fermo! È morto, basta!
Lui mi guardò stordito. - Lui ha di nuovo... lui ti ha... - provò a dire.
- Calmati, non c'è riuscito. Non ha fatto nulla. Respira, adesso. Respira. - continuai a spiegargli.
Lui mi prese per le spalle e mi guardò. - Sicura?
- Sì, sicurissima. Non ha fatto nulla. - gli ripetei.
Lui si lasciò cadere sulle ginocchia e mi abbracciò in vita. - Meno male. Tess tu sei l'unica cosa che mi è rimasta. - confessò scoppiando a piangere.
Io gli accarezzai la testa. Non riuscivo a credere che anche lui si sentisse cosi solo da aggrapparsi a me, ma forse ero ancora scombussolata dal trovarmi negli anni quaranta che non ero riuscita ad accorgermene.
Vivere in quel periodo era più pericoloso che mai e credevo di non avere nessuno a cui affidarmi. Mi sbagliavo, avevo trovato un amico disposto a sacrificare la vita per me. Ma non sapevo se fosse un bene o un male. Sapevo solo che dovevo andare avanti e trovare un modo per tornare a casa, per tornare a New Orleans.  


Per chi volesse contribuire in questo modo all'editing: Grazie mille.



Libri Precedenti.


lunedì 8 maggio 2017

Recensione Del Blog: La Biblioteca di Mary



LONELY SOULS-LE STREGHE DI NEW ORLEANS-
ANDREA ROMANATO
GENERE:URBAN FANTASY
PAGINE:190


                                                                  TRAMA


Il protagonista è un ragazzo newyorchese, Erik Crane, che si ritrova mezzo morto dopo aver subito un'aggressione da parte di alcuni individui nel tentativo di salvare una ragazza. Quest'ultima gli sussurra delle parole incomprensibili e lui sviene. Quando si risveglia si rende conto di essere nel corpo di una ragazza di nome Evaline e che si trova a New Orleans. 
Un anno dopo, tornando a casa da lavoro, aiuta un'altra ragazza da un aggressore maniaco armato di machete. Quell'incontro e quella ragazza segneranno per sempre la vita di Erik, trascinato sempre di più nel mondo segreto delle streghe e delle loro sanguinose leggi.


Recensione

In questo romanzo non troviamo la solita storia di streghe,la trama è molto convincente e fin da subito mi ha coinvolta,l'inizio è un pò particolare perchè parte con il raccontare di Erik,che in seguito ad uno scontro per salvare una ragazza di nome Evaline che viene aggredita,si ritrova letteralmente catapultato in un altra vita,o meglio in un altro corpo....il corpo di Evaline.
Erik/Evaline vive da solo e lavora come barista,una sera dopo il lavoro si ritrova a salvare una ragazza,Valentine da un'aggressione da parte di un pazzo con il machete,e da qui la sua vita cambierà nuovamente.Erik scoprirà di essere una potenziale strega,via via che la storia prosegue incontrerà nuovi personaggi,Tiffany,Francis,e tanti altri che come lui sono streghe.Ma non ci saranno solo streghe ma bensì altri curiosi personaggi che cercheranno tra innumerevoli battaglie(forse troppe per i miei gusti) di ucciderli.


"Una cosa sapevo per certo:non mi sarei separato da loro per niente al mondo e se qualcosa avesse minacciato questa unione allora avremmo combattuto con tutte le nostre forze,insieme."


Qui le streghe come vi ho già detto prima non sono le solite,qui sono combattenti,lottano contro le varie congreghe che sono sempre in lite tra loro.Mi è piaciuto il fatto che lo scrittore abbia immaginato le varie tipologie di streghe,tipo Silvana che toccando gli animali ne acquista le capacità,questa cosa mi ha affascinata.
Il mondo di cui parla è molto violento e brutale,come dice "dove uccidi o vieni ucciso",ma non c'è solo questo si parla anche di legami sentimentali e della ricerca di se stessi,avrei voluto forse per mio gusto personale che questo aspetto fosse più sviluppato,come anche il rapporto tra Erik ed Evaline che avrei voluto approfondire un pò...
Infine posso dire che la trama e le scene di lotta sono molto avvincenti e fantasiose,ti incuriosisce spingendoti ad andare avanti,la cosa che ho notato e che di solito è un pò il punto che mi affascina in un romanzo è la descrizione del posto,in questo caso New Orleans,che purtroppo non c'è e non mi ha permesso di immedesimarmi completamente come mio solito.Naturalmente è solo mia opinione personale da semplice lettrice,che non toglie il potenziale del romanzo e che di sicuro mi spinge a leggere i prossimi.

VOTO:💗💗💗 SU 5



mercoledì 3 maggio 2017

[Oneshot] Episodio 5




12 Luglio 1948


Era una giornata molto calda e soleggiata, andai in un ruscello vicino casa e riempii dei secchi con dell'acqua ed infine tornai a casa. Riempii una tinozza e lavai i panni, ormai fare le faccende di casa era diventata una routine piacevole, almeno impegnavo il tempo.
Joseph non mi aveva più parlato di quello che era successo giorni prima e quando cercavo di forzarlo a parlarne si chiudeva in se stesso.
Legai una corda a due alberi e cominciai a stendere i panni, quando alcuni ragazzi si avvicinarono arrivando dalla strada. Erano in quattro e avevano l'aspetto maturo, forse diciottenni o ventenni.
Uno dei ragazzi mi fece un segno per attirare la mia attenzione. - Ehi, tu, ragazzina, dov'è lui? - Il tono che aveva usato non mi era piaciuto per niente.
- Lui chi? - ribattei.
- Senti, so che è qui. Quel bastardo mi ha rubato il fucile e ora lo rivoglio. - continuò lui avanzando spedito verso di me.
Presi un altro panno e lo appesi. - Non so di cosa stai parlando. Forse hai sbagliato posto.
Lui scostò un lenzuolo e mi alzò il mento in modo che potesse guardarmi negli occhi marroni. - Rispondi alla domanda. Non vorrei dover rovinare questo bellissimo faccino. - Si mise a ridere seguito dai suoi amici.
Ragionai sul da farsi: se avessi risposto alla domanda mi avrebbe picchiata e sarebbe andato da Joseph, ma se non avessi risposto mi avrebbero fatto cose molto peggiori del semplice picchiare.
Poi mi ricordai della promessa fatta a Evaline per ripagare le vite che erano morte per colpa mia. Tirai uno schiaffo al ragazzo che lasciò andare il mio viso. - Se vuoi una risposta almeno abbi la decenza di specificare chi cerchi. - ringhiai.
Gli amici del ragazzo si ammutolirono. Lui invece si stava massaggiando la guancia. - Mi hai schiaffeggiato? - mi guardò in modo truce.
- E allora? Sei tu il primo ad esserti comportato da cafone. - gli risposi.
Lui continuò a fissarmi infuriato. - Ho capito - guardo i suoi amici che si rimisero a ridere. - Sei una piccola selvaggia che ha bisogno di essere domata come si deve. - E rise anche lui.
Con uno scatto mi spinse a terra, poi i suoi tre amici mi bloccarono gambe e braccia mente lui cominciava a slacciarsi i pantaloni. Io provai a scalciare e urlare ma uno dei suoi amici mi mise una mano sulla bocca per zittirmi. Il ragazzo si chinò sopra di me ridendo eccitato. Avevo così tanta paura che mi misi a tremare e piangere.
Improvvisamente un botto assordante fece trasalire e immobilizzare i miei aggressori, poi alzarono le mani e si alzarono in piedi. Approfittai del momento per sgusciare verso casa e mi fermai davanti la porta. Quando mi girai per vedere cosa stava succedendo vidi Joseph con in mano il fucile che aveva portato a casa giorni prima.
Joseph si frappose tra me e loro. - Cosa credevate di fare? - gli chiese.
Il ragazzo aveva ancora i pantaloni abbassati. - Volevamo solo divertirci con una verginella scozzese, farla diventare una donna. - rise. Sembrava non capire che era in una situazione di svantaggio.
Joseph sbuffò nervoso. - Guarda che ho altri sei colpi nel caricatore
- E quindi? - ribadì il ragazzo.
- Quindi, sai cosa ho fatto qualche giorno fa al cantiere e sai che non scherzo. Vattene dalla mia proprietà e non tornare mai più. - gli rispose Joseph.
- E se tornassi per divertirmi ancora? - continuò il ragazzo.
Joseph fece scattare una leva del fucile, sembrava saperne molto di armi. - Vi ammazzo, uno alla volta! - Era serio e infuriato.
Il ragazzo cambiò espressione e rimase in silenzio, poi si alzò i pantaloni e con le mani alzate indietreggiò lentamente verso la strada sterrata assieme ai suoi compagni.
Io mi guardai le mani, stavo ancora tremando.
Joseph mi venne incontro. - Come ti senti? Sei ferita? - Anche la sua voce era incerta, sembrava avesse paura di parlarmi.
Io sussultai e lo fissai per qualche secondo, poi gli corsi incontro e mi gettai al suo collo scoppiando in lacrime. Avevo capito sulla mia pelle quanto brutale poteva essere quel periodo storico, e che dovevo stare attenta a come mi comportavo con certi individui e che dovevo imparare a difendermi.



Per chi volesse contribuire in questo modo all'editing: Grazie mille.



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